Giustizia: Rossi-Doria (Con i bambini), “costruire percorsi concreti di reinserimento per i ragazzi mettendo al centro la persona e le sue potenzialità”

In un momento storico caratterizzato da crescenti fragilità sociali, educative e relazionali, oltre che da una maggiore complessità dei bisogni dei giovani coinvolti nei circuiti della giustizia minorile, è sempre più urgente promuovere modelli di intervento integrati e personalizzati. È quanto è emerso, stamattina a Roma, durante il convegno “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile”, evento nato dall’omonimo bando promosso da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. In Italia, secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2026, sono circa 19.500 i minori e giovani adulti coinvolti in procedimenti penali e seguiti dagli Ussm: un fenomeno che riguarda prevalentemente i maschi (91%) e che vede una forte incidenza nella fascia tra i 15 e i 17 anni. I reati più diffusi sono quelli contro il patrimonio (36%) e contro la persona (31%), segnalando una crescente complessità delle traiettorie di devianza minorile, spesso intrecciate a condizioni di marginalità sociale, fragilità educativa e contesti familiari problematici.
“I risultati del bando ‘Cambio rotta’ dimostrano che è possibile costruire percorsi concreti di reinserimento per i ragazzi che entrano nel circuito della giustizia minorile, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità – ha dichiarato Marco Rossi Doria, presidente di Con i bambini -. La co-progettazione tra pubblico e privato sociale, l’approccio multidisciplinare e il coinvolgimento delle comunità educanti rappresentano elementi decisivi per contrastare la recidiva e offrire nuove opportunità. In un contesto segnato da crescenti disuguaglianze educative e sociali, è fondamentale continuare a investire in interventi strutturati e duraturi, capaci di incidere realmente sulle traiettorie di vita dei giovani”.
Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare nel coinvolgimento delle famiglie, spesso segnate da condizioni di multi-problematicità e diffidenza verso i servizi, che rendono complesso l’avvio di percorsi partecipativi strutturati. Il convegno ha quindi rappresentato soprattutto un’occasione per rilanciare l’impegno condiviso verso un sistema di giustizia minorile sempre più orientato all’inclusione, alla responsabilizzazione e alla costruzione di opportunità concrete per i giovani.

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