“Gli eccezionali eventi calamitosi che hanno interessato il territorio basso molisano in particolare richiamano la grande solidarietà manifestata dalle popolazioni oggi in difficoltà, in occasioni analoghe verificatesi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in altre parti d’Italia”. Lo ricorda, in una nota, Giuseppe Mammarella, direttore dell’Archivio storico diocesano di Termoli-Larino, che ripercorre vari eventi calamitosi a partire dalla fine dell’Ottocento.
Ad esempio, nel 1879, un terremoto nella zona di Acireale trasformò edifici pubblici e case in tombe. “Occorreva dar subito asilo, vitto, indumenti, utensili di lavoro a migliaia di esseri umani che potevano contare, in quei tempi, soltanto sulle proprie forze per alleviare, in qualche modo, le sofferenze degli stessi e dei loro congiunti”, ricorda Mammarella, “cosicché in tutta Italia si registrò una nobile gara di contributi spontanei, con erogazione di ogni genere di soccorsi. I primi a dare una dimostrazione splendida di carità furono proprio gli abitanti dei centri molisani oggi così duramente provati dalla sofferenza. La sola Amministrazione comunale di Larino, ad esempio, inviò subito, tramite la ‘Banca Nazionale’, la somma di 332,20 lire”.
Nel settembre 1882 oltre 60.000 anime furono interessate dalle rotte della Livenza, del Piave, del Brenta e del Bacchiglione. “Anche sul nostro ristretto lembo di terra, su indicazioni della Prefettura di Campobasso e delle Sottoprefetture di Isernia e di Larino, sorsero comitati comunali per raccogliere oblazioni a favore degli inondati del Veneto. Tra i primi centri d’Italia che risposero all’appello, figura quello molisano di Montorio nei Frentani”.
Un altro appello di carità venne rivolto anche alla popolazione molisana nell’autunno del 1894 per un terremoto in Calabria e Sicilia. “Anche allora il Molise non restò inoperoso; furono subito costituiti tre comitati circondariali a Campobasso, Isernia e Larino i cui componenti si adoperarono per la raccolta di offerte di qualsiasi genere”.
In occasione di un terremoto in Calabria nell’estate del 1905. “In una circolare emessa il 13 settembre di quell’anno, il vescovo di Larino mons. Di Milia, così si espresse: ‘…non possiamo tacere che dopo quel gran cataclisma tellurico sono innumerevoli le famiglie disgraziate […]. Pertanto ci rivolgiamo a tutti […] per ricevere quell’elemosina che ciascuno può dare, affinché sia manifestata la bontà del cuore di tutte le famiglie della nostra diocesi […]’”. Dallo stesso presule venne un appello per “soccorrere gl’innumerevoli infelici superstiti, rimasti improvvisamente privi di tutto” a causa del terremoto tra la fine del 1908 e i primi giorni dell’anno successivo, che colpì ancora una volta la Calabria ed anche la zona di Messina.
Infine Mammarella ricorda, attraverso le immagini, dello studio Pilone, la “vasta area compresa tra Viale Regina Elena e Piazza Vittorio Emanuele II nel cuore del centro storico di Larino interessata, nel 1962, da un eccezionale movimento franoso”.