“La parola povertà compare una sola volta, nei 157 articoli del disegno di legge di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri. E riguarda la povertà educativa e il relativo Fondo, prorogato fino al 2029: una buona notizia, che però non basta a rompere il silenzio assordante del governo sulla povertà assoluta che attanaglia il nostro Paese: 5,4 milioni di persone, tra cui oltre un milione di minori – secondo gli ultimi dati Istat – che la manovra ignora”. È il commento dell’Alleanza contro la povertà, che tramite il portavoce Antonio Russo si chiede: “Quanto delle risorse previste raggiungerà effettivamente chi vive in povertà assoluta?”. Secondo l’Alleanza contro la povertà “mancano, nel testo della manovra, interventi espressamente dedicati all’Assegno di inclusione e al Supporto per la formazione e il lavoro”. Da tempo le organizzazioni che fanno parte dell’Alleanza chiedono il ripristino del principio dell’universalismo selettivo, quindi di “una misura che raggiunga tutte le persone in condizioni di povertà, sulla base dell’effettivo bisogno economico, senza escluderle perché non appartengono a determinate categorie”.
La manovra prevede una riduzione dell’aliquota Irpef al 33% sui redditi compresi tra 50mila e 55mila euro e una tassazione agevolata degli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali, misure che non daranno benefici a “chi vive in povertà e quindi ha più bisogno di sostegno”. Tra gli interventi rivolti alle famiglie figura inoltre una Carta del valore di 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie, destinata alle persone che abbiano compiuto 75 anni entro il 2026 e percepiscano trattamenti pensionistici o assistenziali non superiori a 28mila euro annui: “Di nuovo una misura categoriale, che può contribuire ad alleggerire alcune spese sanitarie degli anziani, ma non è specificamente destinata alle persone in povertà assoluta”. Poco o niente anche per quanto riguarda il tema scottante della povertà abitativa: la manovra interviene anche sugli affitti, prevedendo per determinati contratti a canone concordato stipulati nel 2027 una riduzione della cedolare secca al 5%, che scende all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni. “Si tratta di un incentivo fiscale rivolto ai proprietari, con l’obiettivo di favorire questa tipologia di locazione – osserva l’Alleanza –. Non è però, al di là dei possibili effetti calmieranti sui canoni di locazione, un sostegno diretto alle famiglie che faticano a pagare l’affitto, né uno strumento specifico di prevenzione degli sfratti. Alleanza contro la povertà chiede “di intervenire sui nodi ancora aperti del sistema nazionale di contrasto alla povertà: ampliare l’accesso alle misure di sostegno al reddito, tutelare i lavoratori poveri, rafforzare i servizi sociali territoriali e garantire risposte strutturali all’emergenza abitativa”.