Il vittimismo come una delle principali insidie che alimentano il conflitto e impediscono la riconciliazione. È la riflessione proposta oggi dal Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, nella lectio magistralis tenuta a Terni per il conferimento del Premio Tommaso Moro. Tra le tre grandi sfide che gravano sulla Terra Santa dopo il 7 ottobre 2023, il francescano ha indicato, accanto all’emigrazione e alla polarizzazione, anche il vittimismo. “Dal 7 ottobre si sono acuite due emozioni opposte: da una parte la paura, dall’altra la rabbia”, ha osservato. Da qui nasce una spirale che alimenta nuove contrapposizioni: “Il vittimismo produce un modo di pensare molto semplice: noi e loro. Noi amici, loro nemici. Noi vittime, loro carnefici”. Secondo il Custode, il rischio è quello di trasformare la sofferenza subita in una giustificazione permanente. Citando il filosofo francese Pascal Bruckner, ha parlato di una sorta di “darwinismo vittimario”, nel quale “chi è più vittima ha più diritto di rivendicare, di accusare, di colpire, mentre gli altri devono pagare”. Una logica che, ha avvertito, mina le basi stesse della convivenza civile. “È il contrario dello Stato di diritto. Il diritto nasce proprio dall’idea che nessuno sia al di sopra della legge, nemmeno chi ha sofferto”. Fra Ielpo ha riconosciuto che la sofferenza delle popolazioni coinvolte nel conflitto va ascoltata e rispettata, ma ha messo in guardia dal trasformarla in un alibi: “La sofferenza reale va riconosciuta, sempre. Ma non può diventare un lasciapassare per sottrarsi a ogni giudizio”. Indicando Cristo come modello, il Custode ha ricordato che il Vangelo propone una strada diversa da quella del risentimento e della vendetta. “I cristiani non sono autorizzati dal loro Maestro a dividere il mondo in amici e nemici”, ha affermato. Per questo il compito della Chiesa consiste nel “denunciare le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani, senza entrare nella spirale dell’odio, senza che la vittima diventi a sua volta carnefice”. “Spesso – ha spiegato – si chiede alla Chiesa di essere neutrale o equidistante, una sorta di Svizzera. Ma la Chiesa non è neutrale. È una madre che desidera il bene di tutti”. Richiamando infine la figura di san Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, fra Ielpo ha indicato nella coscienza e nella ricerca della verità il fondamento di una pace duratura: “Fermezza nella verità, senza odio verso chi lo colpiva: è proprio la libertà di cui la Terra Santa ha bisogno”.