Firenze ha ricordato oggi il 60° anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966 con una celebrazione nella Basilica di Santa Croce, luogo simbolo della devastazione provocata dall’esondazione dell’Arno. A pronunciare l’omelia è stato il cardinale Gualtiero Bassetti, all’epoca giovane curato nella parrocchia di San Salvi. “Dopo sessant’anni da quella tragedia, sento il bisogno di gridare forte, dal profondo del cuore: grazie Firenze, perché cercando di salvare te stessa hai salvato un patrimonio di bellezza, di arte, di armonia e di poesia che appartiene al mondo intero. Grazie a quanti accorsero da ogni dove per aiutarci. Grazie, soprattutto, alla Divina Misericordia”. Un ricordo che si è intrecciato con quello di tre episodi vissuti personalmente: il soccorso a un’anziana rimasta intrappolata dall’acqua, l’impegno di Giorgio La Pira tra gli alluvionati e la visita di Paolo VI alla città ferita. Nel suo intervento, Bassetti ha sottolineato come la tragedia abbia rivelato il volto migliore della comunità fiorentina. “Il dramma dell’alluvione ebbe anche i suoi risvolti positivi, nel senso della crescita dell’aiuto reciproco e della solidarietà. I fiorentini seppero superare i particolarismi e, oltre alle persone, ebbero una peculiare attenzione nel salvare il patrimonio artistico di Firenze”. Il cardinale ha poi lanciato un appello a recuperare quello spirito: “Occorre ricostruire la solidarietà. Se conservassimo vivo il ricordo di ciò che abbiamo vissuto sessant’anni fa saremmo tutti diversi e non saremmo ripiombati in quel tipo di individualismo nel quale è sempre fin troppo facile rifugiarsi”. Alla celebrazione hanno preso parte l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, la sindaca Sara Funaro, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il card. Giuseppe Betori, oltre ai sindaci della Città metropolitana. Accogliendo i partecipanti, il rettore della Basilica, padre Franco Buonamano, ha ricordato che “il 4 novembre di 60 anni fa non saremmo potuti entrare in basilica”, evidenziando come il ricordo delle vittime e la gratitudine verso quanti si impegnarono nei soccorsi costituiscano ancora oggi “un esempio di solidarietà che ci resta come patrimonio”. Per l’arcivescovo Gambelli l’anniversario rappresenta “un’occasione per riaccendere una luce di speranza”, quella che nasce dalla consapevolezza che “vivere insieme” è l’unica strada capace di “riparare i drammi e le divisioni del nostro tempo”. Nel suo saluto la sindaca Funaro ha richiamato l’immensa mobilitazione internazionale che seguì all’alluvione”. In quella solidarietà, ha osservato, la città trovò la forza per rialzarsi. Guardando alle sfide di oggi, ha collegato la memoria del 1966 alla necessità di affrontare il cambiamento climatico attraverso prevenzione, tutela del territorio e sistemi di allerta efficaci: “È una responsabilità quotidiana che deve guidare le nostre scelte”. Sulla stessa linea la presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, che ha definito l’alluvione “una lezione di civiltà senza precedenti”. Quel dramma, ha affermato, dimostrò che il patrimonio artistico di Firenze è “un bene universale” e che non esistono “confini geografici, di cultura, di lingua e persino di religione” capaci di impedire una comune cura della bellezza. Al termine della celebrazione un corteo si è diretto verso Ponte alle Grazie, dove è stata deposta una corona nelle acque dell’Arno in memoria delle vittime e di quanti furono coinvolti nella tragedia.