Carceri: rapporto Cpt su Italia. Problemi particolari negli istituti di pena di Firenze, Puglia e Campania

Nel rapporto del Cpt (Consiglio d’Europa) sugli istituti di pena visitati in Italia “sono state osservare condizioni materiali di detenzione diverse”. In generale, sono state constatate “condizioni più precarie, ovvero scarso livello di igiene, conservazione e manutenzione, nelle sezioni art. 32, che ospitano i detenuti separati dal resto della popolazione carceraria”. In particolare la situazione nel carcere di Sollicciano a Firenze “presentava gravi carenze strutturali che rendono il carcere inadatto a ospitare detenuti”. Il rapporto sottolinea gli sforzi delle autorità italiane volti a promuovere maggiori opportunità di lavoro per i detenuti (offrendo in particolar modo vantaggi fiscali alle imprese coinvolte attraverso la Legge Smuraglia). Ciononostante, la gamma di attività offerte ai detenuti, in particolare a quelli collocati nelle “sezioni art. 32”, richiedenti particolari cautele, deve essere sviluppata ulteriormente. Il Cpt ribadisce altresì la necessità di riformare le rigide misure restrittive applicate ai detenuti sottoposti a varie forme di isolamento come il regime di “sorveglianza particolare” e “l’isolamento imposto da un tribunale per i condannati all’ergastolo” o “isolamento diurno”.
Per quanto riguarda la qualità dell’assistenza sanitaria erogata ai detenuti da parte delle autorità sanitarie regionali competenti, il rapporto individua “importanti disparità territoriali”. In particolare, nelle carceri visitate nelle regioni Campania e Puglia, il Comitato ha notato “livelli di personale e strutture inadeguati, nonché ritardi nell’accesso alle cure psichiatriche e nell’esame dell’idoneità alla detenzione delle persone più vulnerabili”. Al contrario, nelle carceri di Sollicciano a Firenze e Marassi a Genova, il Cpt ha notato “un’erogazione dell’assistenza sanitaria generalmente eccellente in termini di strutture, livelli di personale e governance”.
Il rapporto valuta, inoltre, le misure in atto volte a prevenire i suicidi nelle carceri e sottolinea “la presenza di solidi protocolli multidisciplinari per la prevenzione del suicidio nella valutazione dei detenuti”. Il Cpt evidenzia tuttavia che “l’efficacia di tali protocolli anti-suicidio potrebbe essere minata da una combinazione di fattori, quali gli scarsi livelli di presenza del personale sanitario, la mancanza di una strategia nazionale per la riduzione e l’eliminazione dei punti di legatura nelle camere di pernottamento (in particolare su finestre, letti, sbarre e apparecchi di illuminazione) e l’assenza di sistemi di chiamata”.
In relazione alle donne in carcere, il Cpt ribadisce “la necessità che le autorità applichino un approccio specifico di genere per le detenute e per le sezioni femminili che si trovano all’interno di ampi istituti maschili, al fine di garantire una gestione penitenziaria distinta e assicurare che le strutture rispondano alle esigenze specifiche delle donne”.
Nella loro risposta, le autorità italiane presentano “un resoconto dettagliato delle misure adottate per affrontare le raccomandazioni del Cpt”. In particolare, forniscono informazioni sull’attuazione del Piano carceri e sulle attività svolte dal Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria al fine di contrastare il sovraffollamento delle carceri.

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