“La sfida più grande è educativa. Nelle nostre parrocchie e nelle nostre scuole ci chiediamo come leggere il Vangelo dentro questa realtà ferita della Terra Santa. Come leggere, per esempio, la parabola del buon Samaritano? Chi è il mio prossimo? Solo chi appartiene al mio popolo, alla mia etnia, alla mia comunità?”. Lo ha affermato oggi a Terni fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, nella lectio magistralis “Terra Santa tra macerie e speranza”, pronunciata in occasione del conferimento del Premio Tommaso Moro, promosso dall’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) di Terni con il supporto del Movimento cristiano lavoratori (Mcl) dell’Umbria. Per il Custode, dopo il 7 ottobre 2023 il Medio Oriente vive tre grandi sfide: emigrazione, polarizzazione e vittimismo. Particolarmente preoccupante l’esodo dei cristiani dalla regione: “Quando non c’è lavoro e non si vede un futuro per i figli, partire diventa la scelta più ragionevole”. Una perdita che riguarda l’intera società, perché “si perde una presenza che per secoli ha fatto da ponte”. Fra Ielpo ha poi denunciato la crescente polarizzazione che attraversa la Terra Santa: “La prima domanda, esplicita o implicita, è sempre la stessa: da che parte stai? (…) Se non sei dalla mia parte, sei automaticamente contro di me”. In questo contesto, ha osservato, “per poter considerare l’altro un nemico da eliminare senza scrupoli, bisogna prima disumanizzarlo”. Richiamando la figura di san Tommaso Moro, il religioso ha indicato la via della coscienza e della verità: “I cristiani non sono autorizzati dal loro Maestro a dividere il mondo in amici e nemici”. Per questo, ha spiegato, la Chiesa è chiamata a “denunciare le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani, senza entrare nella spirale dell’odio, senza che la vittima diventi a sua volta carnefice”. Un compito che richiede “fermezza nella verità, senza odio verso chi colpisce”, la stessa libertà testimoniata da Tommaso Moro.