Alluvione Firenze: card. Bassetti, “ricostruire la solidarietà per uscire dall’individualismo”

Card. Bassetti con Mauro Bargellini, figlio del Sindaco dell'alluvione di Firenze (foto Incicco)

A sessant’anni dall’alluvione di Firenze, il card. Gualtiero Bassetti richiama il valore della memoria e della solidarietà come antidoto all’individualismo contemporaneo. Parlando con i giornalisti al termine della celebrazione commemorativa nella basilica di Santa Croce, il porporato, che nel novembre 1966 era giovane sacerdote e cappellano nella parrocchia di San Salvi, ha ripercorso i giorni dell’emergenza e la grande mobilitazione che seguì l’esondazione dell’Arno. Bassetti ha ricordato di aver vissuto in prima persona la tragedia nel quartiere di San Salvi, dove “l’acqua ha raggiunto tra i quattro e i cinque metri d’altezza”. Un’esperienza segnata anche da un gesto rischioso ma decisivo: “Mettendo anche a rischio la mia vita e quella di alcuni ragazzi, abbiamo spostato una quarantina di blocchi di carburo: se l’acqua li avesse raggiunti, sarebbe esploso l’intero edificio”. Rievocando quei giorni, il cardinale ha sottolineato come l’emergenza abbia abbattuto ogni divisione ideologica e sociale. “In quei giorni di emergenza non esistevano più divisioni: non c’era più la Casa del Popolo, non c’era più la chiesa”. La priorità era una sola: soccorrere la popolazione colpita. “Ci eravamo divisi gli spazi comunitari unicamente per distribuire i viveri e il vestiario. Esistevano soltanto due parole d’ordine: aiutare e solidarietà”. Guardando all’oggi, l’ex presidente della Cei ha lanciato un appello a recuperare quello spirito comunitario. “Occorre ricostruire la solidarietà, perché la base umana e spirituale c’è ancora, ma la nostra memoria purtroppo è assai labile”. Per Bassetti, se il ricordo di quanto accaduto nel 1966 fosse rimasto vivo nella coscienza collettiva, “saremmo tutti diversi e non saremmo ripiombati in quel tipo di individualismo nel quale, purtroppo, è sempre fin troppo facile rifugiarsi”. L’alluvione, ha concluso il cardinale, resta una lezione civile e umana di straordinaria attualità, capace ancora oggi di indicare nella solidarietà la strada per affrontare insieme le prove più difficili.

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