“Quando la legge non protegge, la paura diventa il criterio che decide chi resta e chi parte”. Con queste parole il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, ha descritto oggi a Terni la situazione vissuta dalle comunità cristiane e palestinesi durante la lectio magistralis tenuta in occasione del conferimento del Premio Tommaso Moro, promosso dall’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) di Terni con il supporto del Movimento cristiano lavoratori (Mcl) dell’Umbria. Illustrando le principali emergenze della regione, fra Ielpo ha richiamato il fenomeno dell’emigrazione che attraversa Israele, Palestina, Libano e Siria. In Cisgiordania, ha spiegato, “continue ingiustizie e prevaricazioni si registrano ogni giorno”, mentre “gruppi di coloni compiono violenze contro palestinesi e beduini: aggressioni, incendi, furti, minacce”. Un contesto aggravato da una “diffusa impunità, che favorisce il ripetersi di questi atti”. Il Custode ha ricordato anche il drastico ridimensionamento dei permessi di lavoro per i palestinesi dopo il 7 ottobre e il crollo del pellegrinaggio religioso, che rappresentava una fonte essenziale di reddito per molte famiglie cristiane di Betlemme e Gerusalemme. Secondo fra Ielpo, l’emigrazione rappresenta una delle ferite più profonde della Terra Santa e dell’intero Medio Oriente. A lasciare la regione non sono soltanto i cristiani, ma anche musulmani ed ebrei, professionisti e giovani famiglie che non intravedono prospettive di sicurezza e stabilità. “È un’emorragia che impoverisce tutti”, ha osservato. Tuttavia, la partenza dei cristiani assume un significato particolare perché “quando i cristiani lasciano il Medio Oriente non si perde soltanto parte di una minoranza. Si perde una presenza che per secoli ha fatto da ponte: nelle scuole, negli ospedali, nelle opere di carità aperte a tutti”. Una presenza che contribuisce all’incontro tra popoli, culture e religioni diverse e che mantiene viva la vocazione plurale della regione. “Si perde la possibilità che in questa terra continuino a vivere insieme popoli e culture diverse, segno di una convivenza profetica”, ha aggiunto. Da qui anche il richiamo al significato dei Luoghi Santi, che senza le comunità cristiane locali rischiano di ridursi a semplici testimonianze del passato: “Senza i cristiani, i luoghi santi rischierebbero di diventare musei: pietre bellissime, ma senza le pietre vive che le abitano”. Da qui l’appello a non dimenticare la Terra Santa “con la preghiera, con il pellegrinaggio, con il sostegno concreto”, richiamando la responsabilità dei giuristi e dei cristiani impegnati nella vita pubblica a essere “custodi della coscienza e del diritto”, sull’esempio di san Tommaso Moro.