Terremoto: Save the Children, dopo un anno “un bambino sfollato su 3 ancora senza casa in Turchia, mentre salgono a livelli record i bisogni in Siria per quasi il 90% della popolazione”

“In Turchia un bambino su tre che ha perso la casa a causa del terremoto di un anno fa vive ancora in rifugi temporanei, mentre sia in Turchia che in Siria i più piccoli lottano con l’ansia e altri problemi di salute mentale legati al trauma provocato dal sisma”. Lo afferma oggi Save the Children. Nel febbraio del 2023 due fortissimi terremoti e le numerose successive scosse di assestamento in Turchia e in Siria hanno ucciso oltre 56.000 persone e hanno provocato milioni di sfollati, tra questi circa 6,2 milioni di bambini.
In Turchia circa 2,4 milioni di persone, tra cui 660.000 bambini, sono stati costretti a lasciare le loro case per trasferirsi in insediamenti temporanei, vivendo in tende e container metallici stretti quanto un posto auto. “Un anno dopo, oltre 761.000 persone, tra cui 205.000 bambini, sono ancora senza casa”, denuncia l’organizzazione. In Siria i bambini sopravvissuti al terremoto hanno dovuto affrontare una crescente crisi economica e una nuova escalation del conflitto, che ha danneggiato ulteriormente scuole e centri sanitari. Migliaia di persone sono ora senza accesso ad un riparo e senza cibo, mentre gran parte dell’assistenza da parte del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite nelle aree colpite dal terremoto è stata sospesa.
La valutazione multisettoriale dei bisogni effettuata da Save the Children sulle famiglie che vivono in strutture formali e informali in Turchia ha rilevato che il 60% di esse aveva difficoltà a procurarsi prodotti per l’igiene di base. La maggior parte delle famiglie sfollate ha potuto rimandare i propri figli a scuola in Turchia, ma il 30% dei genitori ha dovuto far fronte ai costi.
Per quanto riguarda la situazione in Siria, quest’anno quasi 1,5 milioni di persone in più necessitano di assistenza umanitaria, il 45% dei quali sono bambini. Ciò significa che un totale di 16,7 milioni di persone – quasi il 90% della popolazione – hanno ora bisogno di aiuti, il numero più alto dall’inizio della guerra quasi 13 anni fa.
“La Siria sta affrontando una crisi dopo l’altra. Il terremoto, il conflitto, l’economia: è sempre più alto il numero di persone bisognose di aiuto. Qui non ci sono ancora segnali di ripresa. Sono necessari urgentemente maggiori finanziamenti per soddisfare le esigenze dei bambini, ma i finanziamenti da soli non bastano più. Anno dopo anno, vediamo la situazione umanitaria deteriorarsi fino a raggiungere nuovi minimi. Dobbiamo concentrare nuovamente i nostri sforzi sul sostegno a loro e alle loro famiglie per ricostruire ciò che hanno perso, per vivere in pace e sicurezza”, ha dichiarato Rasha Muhrez, direttore di Save the Children per la Siria.
“Sebbene il terremoto non sia più una notizia in evidenza sui giornali, i suoi effetti si fanno ancora sentire qui in Turchia. Siamo sulla strada della ripresa, ma la realtà è che un bambino su tre colpito dal terremoto è ancora bloccato in minuscole tende e container: non sono state distrutte solo le abitazioni, ma la vita che questi bambini avevano una volta. Save the Children sta lavorando duramente in collaborazione con le autorità locali per aiutare i minori a riprendere gli studi e ad accedere ai servizi di base, ma i bisogni rimangono elevati. La comunità internazionale non deve dimenticare la Turchia”, ha affermato Sasha Ekanayake, direttore di Save the Children per la Turchia.

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