Messico: dieci organizzazioni dopo la morte di un giovane haitiano a Tapachula, “basta morti nei centri di detenzione per migranti, smantellare queste strutture”

È stato chiamato “Jean N”. Si tratta di un giovane haitiano, morto nella stazione migratoria Siglo XXI, situata a Tapachula, nello Stato del Chiapas, nel sud del Messico. Uno dei tanti che perdono la vita durante il tentativo di arrivare alla frontiera degli Stati Uniti. Ma la sua morte è diventata la “goccia che fa traboccare il vaso”, per dieci organizzazioni civili ed ecclesiastiche impegnate nell’accoglienza ai migranti. “Abbiamo documentato e denunciato che sono privati della loro libertà e sottoposti a condizioni di sovraffollamento, condizioni insalubri, mancanza di servizi medici, alimentazione precaria, maltrattamenti fisici e psicologici, abusi sessuali”, affermano in un comunicato, consapevoli che tutto sommato si tratta di un ambiente tortuoso per qualsiasi persona.
Come se non bastasse, affermano le organizzazioni che questi luoghi di detenzione sono segnati da un forte razzismo strutturale che colpisce in modo sproporzionato soprattutto le persone di colore, provenienti dai Caraibi. “Chiediamo che lo Stato messicano garantisca un’indagine rapida, esaustiva e imparziale sul caso della morte di Jean N e di tutti i migranti morti nei centri di detenzione per immigrati”, chiedono le organizzazioni, che rendono evidente l’urgenza di punire i responsabili, sia materialmente che intellettualmente, senza sottrarsi al pieno risarcimento delle famiglie delle vittime.
“No a una morte di più nei centri di detenzione per migranti”, è il grido espresso nella nota, che chiede “la chiusura immediata e definitiva dei centri di detenzione per migranti e la fine della politica di detenzione degli immigrati in Messico, che viola la dignità e i diritti umani delle persone in condizioni di mobilità”. La dichiarazione delle organizzazioni e delle reti è firmata, tra gli altri, dal Collettivo di monitoraggio Frontera Sur, dalla Rete nazionale delle organizzazioni civili per i diritti umani, dalla Rete dei gesuiti con i migranti in Messico, dal Gruppo di lavoro sulle politiche migratorie, dalla Rete regionale per la protezione dell’asilo in Messico, il Centro per la giustizia e il diritto internazionale, il Collettivo contro la tortura e l’impunità, la Pastorale sociale dell’arcidiocesi di Tuxtla, la Caritas di Tuxtla Gutiérrez.

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