Perù: salesiani di Lima, dal 1993 impegno a favore dei bambini di strada. Oggi i “pirañitas” sono 68 ma servono più fondi

Busqueda, acogida, socialización, profesionalización, inserción laboral… ricerca, accoglienza, socializzazione, professionalizzazione, inserimento professionale. Sono le tappe messe a punto negli anni dai salesiani della comunità Don Bosco di Breña, Lima, per garantire il diritto al futuro dei minori più svantaggiati, che hanno conosciuto sfruttamento, violenza, alcol e droga, in particolare a quelli che vivono in strada. Nata nel 1993 per aiutare i pirañitas, i bambini di strada che affollano le strade della capitale peruviana, la Comunidad de Acogida Don Bosco lavora a stretto contatto con servizi sociali e istituzioni, garantendo ai minori non solo una casa in cui vivere, con pasti in tavola ad orari regolari e cure mediche, ma anche un servizio di supporto psicologico e sostegno spirituale, nonché un percorso di riavvicinamento alle famiglie e la possibilità di frequentare  corsi professionali nello stesso centro. A dare conto del progetto è il numero di luglio di “Terre lontane”. Attualmente i pirañitas sono 68, hanno dai 12 ai 25 anni e ricevono una protezione integrale, che passa anche attraverso il rispetto delle norme di prevenzione del Covid-19 che in Perù sta vivendo una fase di grande aggressività, complicando una situazione socio economica già compromessa.
La mancanza di fondi, però, sta diventando troppo gravosa, fanno sapere i salesiani: occorre pagare le bollette, riattrezzare i laboratori (di informatica, sartoria, gastronomia, bigiotteria), comperare le medicine, retribuire il personale esterno. Per ogni ragazzo servono 200 euro al mese; per questo i salesiani chiedono un aiuto, anche minimo, “per trasformare i pirañitas in buoni cristiani e onesti cittadini”.

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