Papa Francesco: “non possiamo vivere a Roma a testa bassa”. “Città fraterna, inclusiva, aperta al mondo” è “visione scritta nei cromosomi”

foto SIR/Marco Calvarese

“Non possiamo vivere a Roma ‘a testa bassa’, ognuno nei suoi circuiti e impegni. In questo anniversario di Roma Capitale, abbiamo bisogno di una visione comune”. Lo scrive il Papa, nel messaggio per i 150 anni di Roma Capitale. “Roma vivrà la sua vocazione universale, solo se diverrà sempre più una città fraterna”, l’appello finale: “Sì, una città fraterna! Giovanni Paolo II, che amò tanto Roma, citava spesso un poeta polacco: ‘Se tu dici Roma, ti risponde Amor’. È quell’amore che non fa vivere per sé, ma per gli altri e con gli altri. Abbiamo bisogno di riunirci attorno a una visione di città fraterna e universale, che sia un sogno proposto alle giovani generazioni”. “Tale visione è scritta nei cromosomi di Roma”, afferma il Papa, ricordando che alla fine del pontificato, san Paolo VI disse: “Roma è l’unità, e non solo della gente italiana, ma erede dell’ideale tipico della civiltà in quanto tale e come centro tuttora della Chiesa Cattolica, cioè universale. Roma sarà promotrice di unità e pace nel mondo, quanto sarà capace di costruirsi come una città fraterna”. “Celebriamo i 150 anni di Roma Capitale, storia lunga e significativa”, l’invito: “Spesso la dimenticanza della storia si accompagna alla poca speranza di un domani migliore e alla rassegnazione nel costruirlo. Assumere il ricordo del passato spinge a vivere un futuro comune. Roma avrà un futuro, se condivideremo la visione di città fraterna, inclusiva, aperta al mondo. Nel panorama internazionale, carico di conflittualità, Roma potrà essere una città d’incontro: ‘Roma parla al mondo di fratellanza, di concordia e di pace’, diceva Paolo VI”.

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