Operaio morto nel Casertano: mons. Lagnese (Capua e Caserta), “la sicurezza sul lavoro è un diritto che va garantito non solo sulla carta”

“Siamo ancora una volta chiamati a vivere un tempo di profondo smarrimento. La tragica scomparsa di Francesco Dergano, giovane operaio di Marcianise, colpito a morte nel fiore dei suoi anni mentre compiva il proprio dovere, lascia in tutti noi una ferita che non trova conforto nelle sole parole. In questo momento di strazio, il mio pensiero va innanzitutto alla famiglia di Francesco: ai suoi genitori, ai suoi cari, ai quali esprimo la vicinanza più affettuosa e la preghiera costante delle Chiese di Capua e di Caserta”. Lo scrive, in una nota, mons. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, per la morte del giovane operaio, vittima di un incidente sul lavoro a Trentola Ducenta, nel Casertano.
“Non possiamo più permetterci di restare spettatori di questa inaccettabile scia di dolore – evidenzia il presule -. Come ho avuto modo di sottolineare in passato, dinanzi a simili tragedie il cordoglio non basta; occorre risvegliare le coscienze. Non è possibile, in una società che si definisce civile, che la ricerca del pane quotidiano si trasformi in una condanna a morte. Ogni volta che muore qualcuno sul posto di lavoro, dobbiamo dire con forza: ‘Basta, non deve succedere più!’. Purtroppo, invece, gli incidenti si ripetono, oscurando le nostre coscienze con un dolore che si fa nero”.
Mons. Lagnese riprende Leone XIV che, nel suo recente magistero, ci ha ricordato con forza che “il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita, che permetta di esprimere la creatività dell’individuo e la sua capacità di fare del bene”. “Il Pontefice ci insegna che quando il lavoro perde questa sua dimensione vitale e diventa luogo di pericolo e di violazione della dignità umana, l’intera società ne è compromessa – evidenzia l’arcivescovo -. Il lavoro, lungi dall’essere un freddo ingranaggio di profitto, è la via attraverso cui l’uomo partecipa alla creazione; per questo, ogni vita spezzata in fabbrica o in cantiere è un atto che offende la dignità dell’essere umano, chiamato a essere co-creatore e non vittima di sistemi disumanizzanti”.
Il presule aggiunge: “La sicurezza sul lavoro è l’aria che respiriamo: ce ne accorgiamo solo quando viene a mancare, ma è sempre troppo tardi. Dobbiamo sforzarci di costruire contesti in cui la tutela della persona — specialmente del lavoratore più fragile — non sia considerata un costo aziendale, ma il presupposto imprescindibile di ogni attività. La sicurezza sul lavoro è un diritto che va garantito non solo sulla carta, ma nelle pratiche quotidiane, attraverso una cultura della prevenzione che deve farsi impegno collettivo, coinvolgendo Stato e imprese in un patto di responsabilità”.
Di qui l’appello a tutte le istituzioni e alle imprese: “Non lasciamo che questo sacrificio rimanga vano. Si mettano in campo risorse, controlli e sforzi formativi necessari affinché il nostro territorio non debba più piangere i propri figli. Chiedo al Signore che consoli chi oggi si ritrova nell’oscurità del lutto e doni a noi tutti il coraggio di lottare, insieme, per un lavoro che sia davvero degno dell’uomo e specchio di una terra che sa rispettare il dono sacro della vita”.

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