L’Europa da oggi inasprisce la sua politica in materia di asilo con la riforma del “Sistema europeo comune di asilo” (Ceas): le procedure di asilo alle frontiere esterne saranno accelerate secondo valutazioni più rigide e i flussi migratori controllati in modo più restrittivo. Per il cardinale di Colonia, Rainer Maria Woelki, una cosa è chiara: “Con l’attuazione del Ceas, l’Europa si trova di fronte a una prova cruciale. La dignità umana e lo stato di diritto devono rimanere i principi guida”. Il card. Woelki sottolinea che “Ciò che conta non è solo ciò che dice la legge, ma ciò che accade alle frontiere. Non deve accadere che i richiedenti asilo vengano privati dei loro diritti in campi simili a centri di detenzione o che famiglie e bambini vengano di fatto rinchiusi alle frontiere esterne dell’Europa. Ordine e umanità non devono essere contrapposti”. Woelki chiede pertanto che l’attuazione del Ceas sia vincolata a linee guida chiare: controlli veramente indipendenti delle procedure e delle strutture alle frontiere esterne; una protezione legale efficace per i richiedenti asilo; garanzie specifiche per i bambini, le famiglie e le persone particolarmente vulnerabili; percorsi di accesso sicuri e legali, in modo che i più vulnerabili non siano costretti a percorrere rotte pericolose per la vita e a finire nelle mani di bande criminali di contrabbandieri. Il cardinale ricorda il recente discorso di Papa Leone al Parlamento spagnolo, in cui ha ammonito: “La giustizia sociale richiede una duplice azione: offrire percorsi sicuri e legali, condizioni di accoglienza dignitose e reali opportunità di integrazione; e al tempo stesso promuovere il diritto di rimanere nel proprio paese, adoperandosi affinché nessuno debba lasciare la propria casa a causa della mancanza di pace e sicurezza o di condizioni di vita disumane”.