“Il mare, che circonda queste isole, ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città senza mura, anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle”. Incontrando le realtà di integrazione dei migranti, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife, il Papa, rispondendo alle testimonianze ascoltate poco prima, ha esortato in primo luogo a “imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole”. “L’integrazione richiede di imparare a leggere in modo diverso”, la tesi di Leone XIV: “Ci sono sguardi che vedono e, tuttavia, non riconoscono; trasformano un volto in numero, una storia in fascicolo e una differenza in distanza. Per questo il Vangelo ci educa a una lettura più profonda della realtà: quella che nasce dalla vicinanza, dalla pazienza e da mani capaci di soccorrere, accompagnare, orientare, insegnare e aprire strade”.