Diocesi: Prato, presentato il documento “Oltre il distretto parallelo”. Mons. Nerbini, “la Chiesa non tace di fronte all’ingiustizia”

(Foto diocesi di Prato)

Cessare la retorica del distretto parallelo cinese, visto come corpo estraneo alla realtà industriale di Prato, ammettere l’esistenza di una “patologia endemica” e contrastare le profonde interconnessioni economiche che legano la città al sistema produttivo cinese. È un richiamo forte e urgente quello che la Chiesa pratese rivolge a tutta la comunità, ecclesiale e civile, oltre che ai sindacati e alle istituzioni. Nel documento “Oltre il distretto parallelo”, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro invoca a chiare lettere “la fine dell’innocenza e l’urgenza della verità” sull’esistenza di un lavoro cattivo e di un sistema 12×7 (turni di lavoro di 12 ore giornaliere per 7 giorni alla settimana) che coinvolge lavoratori cinesi, pachistani e di altre nazionalità duramente sfruttati.
“La Chiesa – ha affermato il vescovo Giovanni Nerbini – non è una agenzia sindacale, né un partito politico ma la sua missione profetica la obbliga a non tacere di fronte all’ingiustizia”. Alla presentazione svoltasi ieri nel Palazzo vescovile sono intervenuti anche Giuseppe Rossi ed Enrico Mongatti, rispettivamente direttore e membro dell’equipe diocesana di Pastorale sociale e del lavoro. Il documento contiene proposte concrete, sulla scorta delle parole pronunciate da Papa Francesco durante la sua visita a Prato nel 2015, quando esortò la città a combattere “il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità e la giustizia”.
“Uno degli ostacoli principali alla risoluzione dei problemi di Prato è culturale – ha rilevato Mongatti –: non si può dire genericamente è ‘colpa dei cinesi’, ignorando che il sistema opera su suolo pratese, in immobili pratesi e con servizi pratesi, né si può dire è ‘colpa di Roma’, invocando l’intervento del Governo centrale per avere più forze dell’ordine e riducendo una questione socio-economica solo a un problema di polizia”. Nel documento la Pastorale sociale denuncia l’esistenza di una “osmosi finanziaria ed economica continua che rende la città corresponsabile” e il ruolo dei “professionisti cerniera”, emerso dalle inchieste della Procura, secondo le quali esistono professionisti, spesso italiani, che forniscono know-how tecnico per aggirare il fisco, creare società apri e chiudi e schermare patrimoni.
La sfida che attende Prato, secondo l’analisi della diocesi, è quella di trovare canali di comunicazione con il mondo cinese; fondamentale individuare e sostenere le forze sane all’interno di questa comunità.
Tra le proposte avanzate quella di sottoscrivere un Patto etico per il lavoro degno e lo sviluppo a Prato. “Da un confronto costante – ha sottolineato Rossi – potrebbero nascere forme di regolazione delle attività produttive e sociali e far riprendere un ruolo sociale all’imprenditoria e ai lavoratori. Annunciata la disponibilità della diocesi ad aprire oratori e parrocchie per attivare percorsi rivolti a giovani di origine italiana, cinese e di altre nazionalità per creare quella integrazione tra scuola e doposcuola che ancora manca nella società degli adulti e di organizzare corsi di formazione di lingua per immigrati per promuovere un efficace inserimento sociale e lavorativo. Si propone anche di aprire sportelli di ascolto sui bisogni di coloro che vivono situazioni di ingiustizia (sfruttamento lavorativo, difficoltà abitative, economiche, di fruibilità dei servizi) per presentarle ai soggetti partecipanti al Patto etico. La diocesi inoltre vorrebbe aprire il Premio Santo Stefano (lo Stefanino d’oro) alle aziende cinesi virtuose e celebrare messe nelle aziende a conduzione straniera.

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