“Il cappellano è sempre in cammino laddove vi sono percorsi di libertà da accompagnare, da sostenere, da promuovere, laddove occorre dare l’antidoto a quei serpenti velenosi, a quegli scorpioni e a quella terra assetata di cui parla il Vangelo di oggi, che è il mistero del male, il mistero dell’iniquità. E qual è l’antidoto? L’Eucaristia, farmaco di immortalità”. Lo ha affermato l’Ordinario militare per l’Italia, mons. Gian Franco Saba, nell’omelia della celebrazione del Corpus Domini presieduta ieri, 4 giugno, nella città militare della Cecchignola, nello slargo dedicato a San Giovanni da Capestrano, patrono dei cappellani militari. Richiamando il valore della presenza eucaristica nella vita delle cappellanie militari e nei teatri operativi, il presule ha definito l’Eucaristia “una scuola di pace, una scuola di solidarietà, una scuola di comunione”, sottolineando come essa insegni la donazione di sé e renda i credenti segno di unità e fraternità. Mons. Saba ha poi rivolto un pensiero ai militari, ricordando che il Concilio Vaticano II li definisce “ministri di libertà, servitori della libertà”, chiamati ad accompagnare l’umanità nel cammino di liberazione dalle molte schiavitù del nostro tempo. Ai cappellani militari ha attribuito il compito di essere compagni di viaggio, capaci di guidare, sostenere e incoraggiare quanti sono impegnati nel servizio al bene comune, offrendo loro, attraverso la celebrazione eucaristica, “quella manna necessaria per attraversare il deserto”. Al termine della celebrazione, la processione del Santissimo Sacramento ha attraversato le vie della città militare fino al Seminario maggiore dell’Ordinariato militare, dove si è svolto un momento di adorazione concluso con la benedizione impartita dall’Ordinario.