Carceri: mons. Marcianò (Frosinone), “ogni detenuto ha bisogno delle braccia amorevoli della Madonna”

“Sono stato più volte dai detenuti, indicando loro la statua di Nostra Signora di Lourdes nella cappella del penitenziario, dove spero che venga presto collocata anche quest’opera: è il luogo più idoneo. È alla Madonna che si rivolge chi ha bisogno di abbandonarsi a braccia che lo liberino dalla prigione terribile degli errori compiuti o da un’innocenza che non si riesce a dimostrare”. Queste le parole del vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, mons. Santo Marcianò, sul numero in edicola di “Maria con te”, il settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, a proposito del ritrovamento, da parte dello scrittore Aurelio Picca, di un dipinto mariano realizzato dall’artista Mario Schifano nel 1982, durante la detenzione seguita al suo quarto arresto per possesso di droga. La rivista ha visitato il nuovo penitenziario con tre guide il direttore, Francesco Cocco, la sua vice, Laura Notaro, e la responsabile dell’area giuridico-pedagogica, Federica Mancosu. Il dipinto, alto quasi 2 metri e largo 3,60, fu collocato nella biblioteca nel 1991 e ribattezzato Regina dei carcerati. Raffigura un’Immacolata attorniata dalle nuvole e, ai piedi, l’inequivocabile scritta lasciata dall’artista: “Dedicata a tutti voi”. Un chiaro pensiero ai compagni di detenzione, con cui Schifano strinse una profonda amicizia, al punto da vergare le lettere indirizzate ai parenti di coloro che erano analfabeti. “I cappellani del penitenziario”, prosegue mons. Marcianò, “mi riferiscono delle immagini mariane affisse nelle celle e di quanto sia profondo il legame con la Madonna tra quelle mura. Mi piace pensare che sia stato così anche per l’autore di questa tela, la cui esistenza fu tanto tormentata. Nel dipinto, Schifano ha trasferito questo suo sofferto anelito, trovando nella maternità di Maria una risposta di accoglienza e possibile riscatto, di pace interiore e speranza. Una risposta d’amore che scioglie le catene della solitudine, persino dietro le sbarre. Penso che quest’opera sia un respiro di libertà affidato a tutti i detenuti”.

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