Salute: mons. Parisi (Lamezia), “la cura della persona diventi profezia contro la logica del profitto”

Foto Diocesi Lamezia Terme

A Falerna si è concluso con il dialogo con don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, il XXVII Convegno nazionale “Scoperchiarono il tetto”, organizzato per la prima volta in Calabria dallo stesso Ufficio Cei. Al centro del confronto, che ha coinvolto esperti e amministratori regionali e nazionali, il tema della cura nelle sue dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, ispirato al brano evangelico del paralitico guarito da Gesù. Don Angelelli ha richiamato “la dimensione pastorale della cura quale espressione concreta di una Chiesa chiamata a essere prossima, accogliente e corresponsabile accanto alle persone che vivono situazioni di fragilità e sofferenza”. A chiudere il convegno è stata la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi. Nell’omelia il presule ha sottolineato che “la fragilità è costitutiva della nostra creaturalità” e che chi si rivolge alla sanità chiede anzitutto di essere “confermato nella propria dignità”. Richiamando il titolo del convegno, mons. Parisi ha osservato che Gesù, davanti al paralitico, “non ha chiesto che assicurazione avesse”, denunciando il rischio di una sanità pubblica che “ragiona con i criteri del profitto del privato”. Per il vescovo, il modello cristiano resta quello del dono e del “prendersi cura” della persona, oltre la sola cura della malattia: “Questa distinzione tra cura e prendersi cura dobbiamo farla diventare profezia”. Mons. Parisi ha poi evidenziato le criticità della sanità calabrese, segnata da sfiducia e carenze strutturali, pur in presenza di “professionisti eccellenti”. “Chi serve – ha concluso – ha il privilegio di prendersi cura della carne stessa di Cristo”.

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