“La salute mentale è salute sociale e per questo richiede comunità accoglienti e reti territoriali forti. In questo, le Case della comunità sono un’opportunità decisiva, perché possono diventare luoghi cura, di relazione vera e inclusione delle persone sofferenti”. È questo il messaggio emerso dal convegno “La salute mentale riguarda tutti”, promosso oggi dalla Campagna per la Salute mentale della Lombardia, insieme al movimento trentino “Le Parole ritrovate”, che da anni condividono visioni, percorsi, buone pratiche e sono impegnati nei propri contesti territoriali nella promozione di esperienze, sintetizzate nel Manifesto delle buone pratiche di parole ritrovate e nella Piattaforma della Campagna salute mentale.
Dal confronto odierno – cui hanno preso parola persone che hanno incontrato la sofferenza psichica, familiari, operatori, cittadini, associazioni e istituzioni – è emersa “con forza la necessità di superare una visione esclusivamente sanitaria e medicalizzata del disagio mentale, per costruire invece politiche di salute capaci di creare inclusione e partecipazione”. È l’idea alla base della Legge 180, la Legge Basaglia: “La comunità non deve abbandonare le sue persone più vulnerabili e trasformare la fragilità in paura sociale; non deve delegare la sofferenza di un suo membro ad altri, ma deve farsene carico, attraverso relazioni quotidiane, esperienze di prossimità, reti territoriali e tutto ciò che contrasta l’isolamento e l’esclusione delle persone più fragili”.
“Dobbiamo costruire una prospettiva comunitaria, inclusiva, solidale. La persona non può essere ridotta alla sua diagnosi. La persona viene prima della malattia”, ha detto il presidente della Campagna per la salute mentale, don Virginio Colmegna. Un cambio di paradigma che significa passare dal concetto di “sanità” a quello più ampio di “salute”, intesa non soltanto come cura medica, ma come benessere psichico, sociale, relazionale e qualità della vita delle persone.
Durante il convegno è stata espressa forte preoccupazione per il progressivo sottofinanziamento della salute mentale e per l’indebolimento del Servizio sanitario nazionale, con il rischio che il diritto alla cura diventi sempre più diseguale, se non inaccessibile.