Si chiamano patologie eosinofile, dal nome del colorante che dipinge di rosso cellule, tessuti e una categoria particolare di globuli bianchi, gli eosinofili (etimologicamente gli “amici dell’aurora dal rosso rosato”). In queste patologie, che comprendono un gruppo molto eterogeneo di disturbi (spesso associati ad allergie, asma e dermatiti) e colpiscono in particolare il tratto gastro-intestinale, gli eosinofili per cause sconosciute, si accumulano in modo anomalo nei tessuti e questo determina uno stato infiammatorio cronico, che porta ad una serie di conseguenze.
Si tratta di un gruppo di malattie rare e la forma in assoluto più comune è l’esofagite eosinofila, seguita da gastrite, enterite e colite eosinofila. “Si stima che a soffrire di esofagite eosinofila, la forma più comune tra queste patologie, siano circa 25.000 italiani – afferma Gianluca Ianiro, ricercatore tenure-track in Malattie dell’apparato digerente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico presso il Cemad (Centro Malattie apparato digerente) della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – ma il numero delle diagnosi cresce di anno in anno, anche grazie alla grande opera di sensibilizzazione fatta da associazioni pazienti come Eseo, l’Associazione famiglie con patologie gastro-intestinali eosinofile”.
“Oggi per l’esofagite eosinofila – prosegue Ianiro – finalmente disponiamo di trattamenti molto innovativi ed efficaci, quali il dupilumab, un farmaco biologico. Altre innovazioni riguardano la tecnologia farmaceutica: laddove fino a qualche anno fa i pazienti potevano solo usare degli spray di cortisone (come il fluticasone) che, anziché essere inalato, si faceva deglutire perché andasse sull’esofago, oggi abbiamo a disposizione la budesonide viscosa, capsuline che si sciolgono e vanno a verniciare l’esofago. Il Gemelli partecipa inoltre attivamente a una serie di trial clinici che stanno testando nuove soluzioni; quindi il futuro di questa malattia oggi è molto più roseo di un tempo”.
La malattia può esordire in due diverse fasce d’età: quella pediatrica e nei giovani adulti. Il sospetto diagnostico parte da un sintomo cardine, la disfagia, la difficoltà a deglutire il cibo solido, ad esempio un boccone di carne, che può restare ‘bloccato’ (si chiama food impaction) nell’esofago e che spesso porta i pazienti in pronto soccorso per rimuoverlo. Nei bambini spesso c’è calo dell’appetito e ritardo di crescita. “Negli adulti – spiega Irene Spinelli, dirigente medico del Cemad – accanto alla disfagia e al food impaction, ci possono essere altri sintomi più sfumati e la coesistenza con patologie allergologiche”.
Le cause dell’esofagite eosinofila sono genetiche e ambientali; spesso c’è una chiara familiarità.
Presso l’Ambulatorio di Malattie rare gastroenterologiche del Gemelli (situato al Cemad) sono seguiti oltre 230 pazienti adulti con esofagite eosinofila.
Fino alla fine del mese di maggio, per ricordare le patologie eosinofile, la facciata del Policlinico Gemelli tutte le sere si illumina di magenta.