Con la sessione tematica sulla comunicazione organizzata in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Calabria (“Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre”), ha preso il via a Falerna “Scoperchiarono il tetto”, il XXVII convegno nazionale di Pastorale della salute della Cei che, per la prima volta, si svolge in Calabria.
Nel salutare i presenti, Gianni Cervellera, coordinatore scientifico del convegno, ha ricordato che l’appuntamento, che ha varie sessioni tematiche, “si ispira al racconto del paralitico guarito per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute”.
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, ha sottolineato che “il malato non può mai diventare un numero. La comunicazione, spesso, diventa la comunicazione del clamore. Programmi televisivi che diventano una piazza senza controllo, la negazione di ogni tipo di equilibrio e questo non aiuta ad individuare la verità dei fatti”.
Nell’affrontare il tema “Comunicare la sanità: rispetto ed accompagnamento”, don Enzo Gabrieli, consigliere dell’Odg Calabria e delegato regionale Fisc, ha evidenziato che “parlare di sanità significa parlare della vita concreta delle persone, entrare nei luoghi nei quali l’uomo sperimenta insieme la propria fragilità e la propria dignità”, sollecitando a non farsi coinvolgere dal “vampirismo mediatico, cioè la tendenza a nutrirsi del dolore per ottenere visibilità, audience e profitto. In questo meccanismo la sofferenza diventa spettacolo. Le tragedie vengono consumate rapidamente dall’opinione pubblica. Il dolore delle persone si trasforma in prodotto mediatico”.
Nella sua relazione su “Comunicare la salute tra dimensione istituzionale e processi digitali”, il sociologo Massimiliano Padula ha rilevato che “il comportamento di malattia deriva dall’interpretazione dei sintomi fisici come segnali di una possibile minaccia per la salute. Tale interpretazione è influenzata da esperienze personali, dal contesto sociale e dai media, mentre alcune caratteristiche dei sintomi (ad esempio durata e gravità) determinano la ricerca di cure”.