Diocesi: Taranto, l’edizione 2026 della Festa dei Popoli come “antidoto al razzismo”

Taranto si prepara a festeggiare l’edizione 2026 della Festa dei Popoli in giorni difficili. “Tra i migranti – spiega don Pino Calamo, dell’Ufficio diocesano migrantes – ora si respira un clima di paura”, riferendosi all’omicidio di Sacko Bakari, il 35enne ucciso da una baby gang di Città vecchia che prima di lui aveva provato ad accanirsi su un altro ragazzo nero, riuscito a sfuggire all’aggressione. “Se è vero che servirebbe più controllo del territorio – ha detto qualche giorno fa l’arcivescovo della diocesi ionica, Ciro Miniero – lo è altrettanto che la violenza nasce dalla povertà educativa e sociale, dalla marginalizzazione delle persone. È nella prevenzione che dobbiamo investire sforzi e risorse: una società istruita, coesa, pacificata è una società più sicura”. Questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma della festa, che vuole provare ad essere un antidoto al razzismo e un momento di distensione per tutta la città. L’evento si terrà domenica 17 maggio nella parrocchia Madonna delle Grazie e da quest’anno inizierà già dal mattino con l’apertura degli stand allestiti dai rappresentanti delle varie etnie. Alle 16.30 la Messa presieduta dall’arcivescovo Miniero sarà celebrata in lingue diverse da sacerdoti provenienti da ogni parte del mondo, mentre all’esterno si alterneranno racconti, colori, pietanze tipiche e balli della tradizione.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi