Migranti: Emergency, in tre anni la nave Life support ha soccorso oltre 3.000 persone, 783 nel 2025

Dieci missioni SAR nel Mediterraneo centrale, 27.700 km e 70 giorni di navigazione. Questi i numeri della nave Life Support di Emergency che nel 2025 ha effettuato 14 interventi di soccorso, portando in salvo 783 persone, tra cui 516 uomini, 71 donne, 24 minori accompagnati e 172 minori non accompagnati, e recuperando anche 2 corpi senza vita. Dall’inizio delle sue operazioni in mare nel dicembre 2022 a tutto il 2025, la Life Support ha soccorso complessivamente 3.234 persone. Nel 2025 sono stati soccorsi 783 naufraghi, principalmente da Eritrea, Bangladesh, Sudan, Nigeria e Mali. E’ quanto emerge dal report di Emergency “Contro Corrente – Tre anni di soccorsi in mare della Life Support”. A seguito del triage sanitario cui vengono sottoposti tutti i naufraghi, il team sanitario della Life Support ha effettuato 440 visite nella clinica di bordo su 270 persone delle quali 219 uomini e 49 donne, fra cui 13 in stato di gravidanza. Tra i pazienti visitati 47 erano minori. Le patologie più frequenti per le quali si sono svolti gli accertamenti sono state affezioni cutanee e disidratazione. Inoltre, 8 donne presentavano problemi ostetrici o ginecologici e per un paziente è stato necessario attivare un’evacuazione medica immediata verso una struttura ospedaliera a terra.
Solo nel 2025 – ricorda Emergency -, oltre 26.900 persone sono state intercettate in mare e respinte con la forza in Libia. Pur aderendo alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimo ed avendo istituito proprie Zone SAR, “né la Tunisia né la Libia possono essere considerate un luogo sicuro per le persone in movimento e i rifugiati, viste le privazioni di libertà e gli abusi cui vengono sottoposti”.  Le navi umanitarie, denuncia Emergency, “sono costrette ad affrontare la progressiva criminalizzazione della solidarietà e ad agire in uno spazio operativo sempre più ristretto in cui la limitazione delle operazioni in mare per la flotta civile è diventata sistematica attraverso diverse strategie”. L’Italia, ad esempio, “ostacola le attività di soccorso in mare della flotta civile principalmente con due pratiche: i fermi amministrativi ai sensi del Decreto Piantedosi e l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle Ong. Da quando il decreto è entrato in vigore, sono state registrate 36 detenzioni”. A causa dei porti distanti, le navi SAR delle Ong hanno accumulato oltre 760 giorni aggiuntivi di navigazione e percorso più di 300.000 chilometri. “Assegnare porti lontani significa sottoporre i sopravvissuti a viaggi inutilmente prolungati, ritardando il loro l’accesso ai servizi essenziali in linea con il diritto internazionale”, dichiara Carlo Maisano, capo progetto della Life Support di Emergency. A queste pratiche, “si aggiungerà presto un nuovo discutibile strumento: il cosiddetto blocco navale transitorio progettato dal governo”. Tra le raccomandazioni di Emergency a Italia, Ue e organizzazioni internazionali, “riconoscere il ruolo umanitario delle Ong”, “interrompere ogni azione a supporto dei respingimenti verso Libia e Tunisia e non replicare le politiche di esternalizzazione in Paesi terzi”.

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