Il Centro per i diritti umani Fray Bartolomé de Las Casas, esprime, in un comunicato, “la più profonda preoccupazione e l’energica condanna di fronte all’escalation di violenza armata che, dal 6 maggio, tiene sotto assedio le comunità appartenenti al Consiglio indigeno e popolare del Guerrero – Emiliano Zapata, nella Montaña baja del Guerrero”, Stato del Messico centrale. Negli ultimi giorni, il gruppo criminale “Los Ardillos” ha intensificato gli attacchi con armi di grosso calibro, droni di sorveglianza e tattiche paramilitari. In questo contesto, il 9 maggio, le loro incursioni armate hanno provocato lo sfollamento forzato di oltre mille persone delle comunità di Tula, Xicotlán e Acahuetán, “fuggite per salvarsi la vita di fronte alla totale assenza di protezione da parte dello Stato”. Il Governo messicano, di fronte alle richieste, ha risposto annunciando, solo ieri, l’invio dell’Esercito nella zona di Chilapa, nella quale si trovano anche i villaggi indigeni. In ogni caso, denuncia il Centro per i diritti umani, “la violenza non solo continua: si sta aggravando. La comunità di Alcozacán è praticamente deserta. L’11 maggio, i suoi abitanti hanno abbandonato le loro case per il fondato timore di nuove incursioni armate e sorvoli di droni. Il silenzio nelle strade, le case aperte e le strade deserte rivelano la portata della crisi: un intero paese costretto a fuggire per salvarsi la vita. I recenti avvenimenti hanno provocato lo sfollamento forzato di 1.200 persone, che si aggiungono agli sfollamenti precedenti, raggiungendo un totale di 2.200 sfollati nella regione. Questo sfollamento di massa fa parte di un modello costante di aggressioni, minacce e attacchi contro le comunità indigene che, da anni, denunciano la presenza e l’espansione della criminalità organizzata nella Montaña baja, nonché l’omissione, la permissività e l’acquiescenza dei tre livelli di governo”.