Giovani: Pont. Univ. Santa Croce, presentato sondaggio giovani Footprints. “Circa il 54% dei giovani fa affidamento sulla propria famiglia nelle loro scelte”

(Foto Sir)

Presentato oggi a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce, il secondo sondaggio, promosso da Footprints, su “giovani, lavoro e impegno civico” condotto su un campione di 9000 giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni provenienti da tutto il mondo. Illustrando i risultati del sondaggio, Josè Maria Diaz-Dorronsoro, coordinatore generale del gruppo di ricerca Footprints, ha evidenziato il valore dei partner coinvolti nel progetto, come l’Osservatorio per i giovani della Pontificia Università Salesiana e le altre università coinvolte tra i vari continenti. Inoltre, ha sottolineato l’importanza della giovinezza, che “non è semplicemente una fase di transizione verso l vita adulta, ma è il momento in cui la persona costruisce la propria identità”. Il coordinatore ha poi spiegato che il progetto “mira alla formazione professionale, che si muove in tre grandi scenari: fede, lavoro ed impegno verso la comunità”. Parole confermate da Daniel Arasa, decano della Facoltà di Comunicazione della Santa Croce, per il quale Footprints, è “un progetto di ricerca internazionale che cerca di studiare ed analizzare la vita dei giovani, facendolo in tre dimensioni: della fede, del lavoro e delle relazioni sociali. Questa conoscenza non rimarrà fine a sé stessa, ma verrà posta al servizio delle persone, poiché per noi è di vitale importanza conoscere al meglio i giovani”. Per Narciso Michavila, presidente di Gad3, ovvero l’azienda che ha condotto il sondaggio, sono emersi “alcuni fondamenti della ricerca: la spiritualità, autonomia, impegno lavorativo. Ma il fondamento giovani rimane la famiglia, il cambiamento lavorativo, l’impatto importante della formazione, la chiamata lavorativa, che diventa una sorta di vocazione e, infine, il ruolo della comunità”. In base ai dati proiettati nel corso della conferenza, è stato possibile notare come “circa il 54% dei giovani fa affidamento sulla propria famiglia nelle loro scelte, un terzo dei giovani osservati non ha lavoro e non lo cerca; inoltre, per quanto riguarda la ricerca del lavoro, a fare da contraltare ad iniziali ottimismo e curiosità, emergono frustrazione e rabbia, oltre che preoccupazione dovuta al cambiamento di certe condizioni di vita. Invece il 28% di questi giovani lo fa per una maggior ricerca di autonomia. Particolare è stato un caso registrato nelle Filippine in cui i giovani hanno maturato la seguente mentalità: non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere. Due frutti di questo lavoro – è stata la conclusione – potranno essere sicuramente l’agire pastorale e la vita politica che può trarre vantaggio da questo studio”.

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