Diocesi: Milano, “Monastero ambrosiano” in Mind. Mons. Bressan, “alla ricerca di Dio nello spazio urbano” fra pastorale, dialogo interreligioso e cultura

(Foto SIR)

(Milano) “Invitata a pensare una possibile presenza dentro lo spazio di Mind, la Chiesa ambrosiana ha percepito da subito il valore e la qualità della posta in gioco: condividere la costruzione di pagine nuove della vita umana, affrontando insieme le sfide della trasformazione urbanistica e le domande poste dalla ricerca scientifica”. Mons. Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, è intervenuto a nome della diocesi milanese alla presentazione del progetto del “Monastero ambrosiano” nell’area Mind. “La situazione di Mind – ha chiarito – presenta tratti inediti: la scelta di concentrare la ricerca sulla vita umana e la volontà di costruire un modello di città del futuro interrogano da vicino l’esperienza cristiana, anch’essa concentrata nel comprendere e rivelare la natura profonda della persona umana, anch’essa impegnata nel favorire condizioni di vita che permettano a ogni persona di trovare la felicità che cerca, non dimenticando nessuno. E impegnando tutti alla ricerca del bene, del buono, del bello e quindi del vero. Alla ricerca di Dio, finalmente”.
Nel 2023 era stata perciò lanciata una “call for ideas per ascoltare la voce e il pensiero di coloro che vogliono aiutarci e accompagnarci nel costruire la risposta alla richiesta che ci era stata fatta”. Sono stati individuati i tratti di una possibile presenza della Chiesa ambrosiana in Mind: “Una presenza stabile, nel solco della tradizione (un luogo per le celebrazioni e la preghiera, degli spazi per l’incontro e le iniziative pastorali, la possibilità di residenza e di condivisione di vita, l’attenzione ai poveri e la carità); spazi e forme di dialogo tra le religioni; la costituzione di luoghi e forme di confronto e positiva contaminazione tra i saperi che abitano Mind”.
Nella ricerca di un concetto che tenesse assieme i tre “fuochi” identificati “abbiamo pescato dalla nostra tradizione una forma che già in passato ha saputo articolare queste funzioni: il monastero. Nella sua declinazione orizzontale (i 4 lati del chiostro: relazione con Dio, studio e sapere, accoglienza dell’ospite e carità, fraternità) o verticale (come Mont st Michel: il livello del corpo, il secondo livello della mente e del pensiero, il livello superiore dello spirito e dell’incontro con Dio)”. Fra l’altro “la forma del monastero è presente anche in altre tradizioni religiose, dimostrando di essere un ottimo dispositivo educativo, allo stesso tempo formativo e generatore di cultura”. Quindi, ha detto Bressan, “siamo convinti che un simile dispositivo riesca ad integrare in modo armonico l’intenzione di vivere una pastorale ordinaria, un serio dialogo interreligioso, un profondo confronto con la cultura che si spinge fino ad immaginare forme istituite di dialogo e ricerca tra il sapere umanistico custodito dalle tradizioni religiose e le punte avanzate di innovazione, in particolare di sviluppo delle scienze della vita, presenti in Mind”.

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