Un’escalation di violenze dei coloni e di misure militari restrittive sta colpendo la cittadina palestinese di Taybeh, nel governatorato di Ramallah e al-Bireh, aggravando ulteriormente la condizione dei civili in una Cisgiordania segnata da tensioni crescenti. È quanto emerge da un rapporto pervenuto al Sir e diffuso oggi dalla parrocchia latina di Taybeh (40 km. da Ramallah), riferito al periodo tra il 5 e il 30 aprile 2026, destinato alla comunità diplomatica e internazionale. Secondo il documento, firmato da padre Bashar Fawadleh, parroco latino di Taybeh – unico villaggio interamente cristiano rimasto in Cisgiordania – le violazioni attribuite ai coloni si sono intensificate e articolate in una serie di azioni sistematiche. Tra queste, incursioni ripetute in quartieri residenziali e aree di lavoro, spesso con veicoli non immatricolati e mezzi fuoristrada; l’accesso diretto alle vicinanze di abitazioni civili e di infrastrutture economiche, come cave e impianti di produzione del cemento, soprattutto nelle zone occidentali e nord-occidentali; il pascolo di bestiame su terreni agricoli privati palestinesi, con distruzione dei raccolti e gravi danni economici. Il rapporto documenta inoltre il lancio di pietre contro veicoli palestinesi, con rischi immediati per la sicurezza dei civili, e una presenza costante dei coloni sia nelle aree orientali sia in quelle occidentali della cittadina. Viene segnalata la negazione sistematica dell’accesso dei contadini alle terre agricole, in particolare nelle zone orientali, una misura in atto dallo scorso ottobre che impedisce la coltivazione stagionale e minaccia gli ulivi, pilastro dell’economia locale e del patrimonio culturale della comunità. A queste violazioni si aggiungono misure militari restrittive, tra cui posti di blocco attivi giorno e notte e chiusure imprevedibili dei cancelli, che limitano fortemente la libertà di movimento, l’accesso al lavoro, ai servizi essenziali e ai campi. Il documento riporta anche casi di una presunta influenza di fatto dei coloni sull’apertura e la chiusura di alcuni varchi militari. Le conseguenze umanitarie ed economiche sono definite gravi dal parroco: aumento della disoccupazione, degrado dei terreni agricoli, crescita del costo della vita e diffusione di un clima di paura e insicurezza. Il rapporto richiama infine l’uccisione di un giovane del vicino villaggio di Deir Jarir, indicata come segnale di una pericolosa escalation della violenza nell’area. Nel più ampio contesto di una Cisgiordania attraversata da un aumento degli attacchi contro i civili, il documento chiede alla comunità internazionale misure urgenti di protezione, la fine delle restrizioni arbitrarie alla circolazione, un rafforzamento del monitoraggio diplomatico sul campo e interventi di sostegno economico per garantire la resilienza e la permanenza delle comunità locali.