“Anche quest’anno, come in passato, ci si appresta a celebrare il Primo Maggio con la solita enfasi e il solito frasario fatto di retorica, che nulla ha a che fare con i problemi del mondo del lavoro e dei lavoratori”. Lo afferma il direttore del Centro Studi “Vittorio Bachelet” di Corigliano Rossano, Salvatore Martino alle vigilia della Festa del Primo Maggio evidenziando che le piazze e le strade saranno piene di manifestanti che, “ancora una volta, formuleranno a gran voce le loro richieste, che sono le stesse ormai da decenni, e che continuano ad avere come oggetto l’occupazione, gli investimenti, i salari, i contratti, la sicurezza, gli ambienti di lavoro”. Dall’altra parte – aggiunge – ci saranno, sui palchi, coloro che continueranno a dissertare di lavoro e a teorizzare soluzioni che poi saranno lasciate lì, senza un effettivo impegno a farle diventare realtà. Eppure, le difficoltà e le contraddizioni nel Paese stanno crescendo a dismisura, senza che nessuno manifesti una seria volontà a risolverle”. Gli interessi in gioco sono tantissimi, e tutti molto importanti, come il futuro del Paese, i giovani, che continuano a non trovare lavoro e ad emigrare all’estero, e di una “comunità che sembra, ormai, essere altro rispetto alle politiche che vengono messe in campo in Italia, in Europa, e nel mondo. La logica del riarmo e quella della guerra – sottolinea nella nota Martino – stanno spingendo i governi ad investire cifre astronomiche per costruire un futuro fondato sulla distruzione, mentre milioni di cittadini continuano a soffrire, a far fatica per procurarsi il cibo o per arrivare a fine mese”. Il direttore del Centro Bachelet ricorda importanti encicliche come la “Caritas in Veritate”, la “Laudato Sì’”, “Fratelli Tutti”: documenti che hanno offerto “motivi ispiratori e suggerimenti, soprattutto ai cristiani, per costruire percorsi attuali fondati sulla centralità dell’uomo e del lavoro, ma a quanto pare, le coordinate che vengono utilizzate oggi, hanno a che fare con le traiettorie inventate dalla finanza e non con quelle dell’etica e del bene comune”. Il Centro Studi Rossanese “Vittorio Bachlet” nell’esprimere la “sua vicinanza al mondo del lavoro”, auspica un “rinsavimento e un riposizionamento della politica rispetto alle problematiche del mondo del lavoro, dal quale, oggi più di ieri, dipende il futuro del Paese e della comunità internazionale. Senza giustizia, senza cooperazione, e senza solidarietà, non ci potrà essere sviluppo e né progresso. Questa è la lezione
che già avremmo dovuto avere imparato dal passato ma, a quanto pare, il cammino è ancora lungo.