(Strasburgo) Dopo l’annuncio sull’app europea per la verifica dell’età, la Commissione entra nel merito spiegando le modalità operative del nuovo sistema, legandolo al Digital Services Act e all’esigenza di evitare una frammentazione tra i Ventisette. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen è intervenuta in conferenza stampa a Strasburgo per presentare il nuovo tassello del “quadro per le tecnologie di verifica dell’età in tutta l’Ue”. La soluzione tecnica – ha spiegato – “è pronta” e ora spetta agli Stati membri personalizzarla e distribuirla sulla base di linee guida uguali per tutti che puntano a scongiurare il rischio di ritrovarsi con “27 sistemi diversi” difficili da far dialogare. La richiesta ai governi è dunque quella di sviluppare app nazionali compatibili con il modello europeo, di creare sistemi affidabili di attestazione dell’età e di partecipare a uno schema europeo che fisserà i criteri per chi potrà fornire prove di età e sviluppare le soluzioni tecniche, con elenchi di fornitori – pubblici e privati – che rispettino elevati standard di sicurezza e privacy. L’obiettivo della misura è permettere “a tutti di continuare a navigare su Internet in piena privacy” tutelando allo stesso tempo i bambini da contenuti potenzialmente dannosi per la loro età. Le dichiarazioni sul nuovo strumento comunitario arrivano insieme alle prime contestazioni rivolte dalla Commissione a Meta ai sensi del Digital Services Act “per non aver impedito ai minori di 13 anni di accedere ai loro servizi”. Secondo Virkkunen, le conclusioni preliminari dell’esecutivo “mostrano che Meta sta facendo molto poco per impedire ai bambini sotto questa età di accedere a queste piattaforme”, dove i minori possono registrarsi “semplicemente inserendo una data di nascita falsa, senza controlli efficaci”, e gli strumenti di segnalazione “non sono facili da usare” né seguiti da un adeguato controllo.