Carceri: don Grimaldi (cappellani), “noi la voce del Vangelo della Misericordia per i ristretti”

“La nostra presenza nelle carceri, come cappellani, religiosi e volontari tutti, vuole essere la voce del Vangelo della misericordia e della Chiesa che incoraggia i ristretti al cambiamento ad alzarsi dalle loro cadute, invitando la società tutta a non sbarrare le porte del cuore, a non puntare il dito, a non essere condizionata dai pregiudizi”. Lo ha detto, oggi pomeriggio, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, aprendo i lavori del VI Convegno nazionale dei cappellani e degli operatori della Pastorale penitenziaria, in corso da oggi a sabato 2 maggio ad Assisi, sul tema “…perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gn 2,15) Lavoro, accoglienza e servizio”.
“L’uomo non è mai il suo errore”, ha aggiunto il sacerdote richiamando le parole di Papa Leone ai carcerati “La vita non è solo definita dagli errori commessi … c’è sempre opportunità di rialzarsi … il carcere deve essere luogo di riflessione e di riconciliazione e di crescita”. Don Grimaldi ha evidenziato: “Siamo qui dunque per sanare le molte ferite che incontriamo nei luoghi di pena e, soprattutto, siamo qui per testimoniare la nostra sofferenza per i molti uomini e donne, che hanno cessato di sperare e si sono tolti la vita. Ma vogliamo anche lanciare un grido di allarme verso le Istituzioni e la società civile, affinché questi luoghi non siano ‘i deserti del nulla e della disperazione’, ma veri luoghi di rinascita e di riscatto, preparando coloro che hanno sbagliato ad essere pienamente reinseriti nel tessuto sociale. E noi tutti vogliamo essere ‘Sentinelle di un alba nuova’ che, con lo sguardo illuminato dalla fede, credono contro ogni speranza in un futuro migliore”.
Poi un invito: “Tutti siamo e dobbiamo essere profeti scomodi, vangeli viventi che scuotono le coscienze, sempre dobbiamo ricordare a tutti coloro che giudicano con facilità e senza misericordia le parole forti di Gesù: ‘Chi e senza peccato scagli la prima pietra’. Siamo qui in questi giorni per vivere una vera fraternità cristiana, per condividere le gioie, le fatiche e le delusioni, ma ci siamo riuniti per dare voce ai molti gridi di dolore e di disperazione che risuonano dalle molte celle”.
Ha esortato, quindi, a donare speranza: “Siamo chiamati ad essere uomini e donne che asciugano le tante lacrime della solitudine, perché nessuno può essere lasciato solo in un mare in tempesta, ai bordi delle strade dell’indifferenza, ma soprattutto la nostra missione è sporcarci le mani per curare le molte povertà rinchiuse e nascoste agli occhi del mondo”.
“Noi tutti – ha aggiunto – siamo ‘gli amplificatori della speranza’, che con coraggio siamo chiamati anche a percorre strade fangose ed accidentate per portare la voce della Misericordia di Dio dietro le sbarre, dicendo a tutti coloro che sono privati della loro libertà personale ‘che Dio perdona tutto e sempre’”.
Come San Francesco, “anche noi siamo chiamati a non aver paura del fratello Lupo che incontriamo nei luoghi di pena, con la grazia e la misericordia di Dio, con il nostro esempio, con il dialogo fraterno, con la nostra umana accoglienza, con il nostro ottimismo, e solo così saremo capaci di cambiare anche i cuori più induriti, che hanno percorse strade di morte”.
I temi che saranno trattati – lavoro, accoglienza e servizio – “tracciano un percorso che impegna tutti, l’Amministrazione penitenziaria, la società civile, gli imprenditori e la Chiesa tutta”, ha concluso.

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