Diocesi: mons. Leuzzi (Teramo-Atri) ai giovani, “il Risorto è nel mondo e ci apre al mondo intero”

(Foto diocesi di Teramo-Atri)

“Il Risorto è nel mondo e ci apre al mondo intero”. Lo scrive il vescovo di Teramo-Atri, mons. Lorenzo Leuzzi, nella Lettera ai giovani della diocesi per il mese di maggio 2026, nella quale ricorda l’appuntamento il 9 maggio, al santuario di San Gabriele dell’Addolorata all’Isola del Gran Sasso d’Italia, con la veglia mariana internazionale in collegamento con Seul, sede della prossima Giornata mondiale della gioventù, e con Cracovia, Parigi, Buenos Aires e Luanda, nella quale “insieme rifletteremo sul tema che Papa Leone XIV vi ha affidato nell’anno giubilare: ‘vivere in pienezza!’”.
“Siamo chiamati a verificare – spiega il presule – se la vicinanza del Risorto, come è accaduto per i discepoli di Emmaus, è davvero l’incontro più importante della nostra vita. La globalizzazione ci offre certamente la possibilità di essere inseriti e coinvolti in circuiti non solo comunicativi, ma anche relazionali. Sentirsi inseriti nel mondo in un contesto internazionale”.
Rispondendo alla domanda: “Chi può aiutarmi a non disperdere il mio cammino personale pur condividendo il dinamismo del mondo?”, mons. Leuzzi osserva: “Il Risorto ci offre la possibilità di avere i piedi per terra ed essere protagonisti nelle comunità dove siamo inseriti superando la paura di essere inutili. Con il Risorto non c’è bisogno di evadere, ma di amare la comunità dove sono e di offrire il mio contributo alla sua crescita. Non c’è bisogno di essere girovago! Sei protagonista e partecipe della vita internazionale nella comunità dove vivi!”.
Quando partecipiamo alla santa messa, anche in una piccola comunità, evidenzia il vescovo, “siamo in comunione con tutte le comunità sparse nel mondo sperimentando che possiamo costruire una vera comunità globale. Essere pienamente inseriti in un mondo che diventa sempre più uno è un grande dono che abbiamo ricevuto fin dal giorno del Battesimo. È un dono da non sciupare, ma da scoprire perché apre la porta alla pienezza della nostra vita”.
Poi aggiunge: “Anche il piccolo per essere bello deve sentirsi parte di una comunità internazionale. Nella Chiesa il bello non è il piccolo, ma il camminare insieme e mettere al servizio degli altri i propri talenti. La preghiera non è mai esperienza individuale, ma partecipazione alla costruzione della civiltà dell’amore”.

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