Non solo infortuni. “I rischi psicosociali derivanti da situazioni di instabilità e difficoltà nell’ambito della propria professione – siano queste di lieve o grave entità – minano decisivamente la salute e la sicurezza di lavoratori e luoghi di lavoro”. Lo denuncia l’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro.
Per l’Associazione, “i rischi psicosociali, generati da pratiche quali il mobbing, la molestia, la dequalificazione professionale, l’imposizione di tempi di lavoro non a norma, inaspriscono la potenzialità infortunistica e aggravano i già critici dati circa la pandemia silente della salute mentale nel nostro Paese”. “Ovviamente il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro va letto attraverso una duplice lente: l’organizzazione del lavoro stesso ad opera di datori e dirigenti e le politiche che lo governano per mezzo di normativa e controllo dedicato”, sottolinea l’Anmil, che aggiunge: “Come Associazione nazionale che da oltre 80 anni tutela e rappresenta la categoria degli invalidi del lavoro e dei superstiti non possiamo che analizzare la tematica affrontata attraverso una duplice attenzione: quella rivolta al sistema/lavoro nella sua complessità e quella incentrata sulla crisi della cultura e della coesione sociale”.
L’Anmil evidenzia: “Il dramma che si riversa ogni anno su oltre mille lavoratori e le loro famiglie, sottoponendole a lutti inaccettabili in ragione della mancanza di applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza non può che, nella maggioranza dei casi, essere il risultato di un ricatto sociale e di classe perpetrato nei confronti dei comparti lavorativi più umili e più facilmente rimpiazzabili”. Infine l’appello a “scuotere il sonno ideologico che ci circonda nell’urgenza di riappropriarci di un’umanità condivisa che metta il lavoro, strumento di dignità e affermazione di tutti, sul podio dei diritti”.