“Un viaggio e una visita davvero benedetta”, “una bellissima opportunità per continuare a costruire ponti e promuovere il dialogo”. Così il Papa, sul volo da Algeri a Yaoundé, ha definito i due giorni di viaggio in Algeria, prima tappa del suo terzo viaggio apostolico in Africa, che oggi prosegue in Camerun. Salutando brevemente i 70 giornalisti al seguito – riferisce Vatican news – il Papa ha ringraziato le autorità algerine per “la bontà, la generosità e il rispetto mostrato alla Santa Sede e a me personalmente”. “Gratitudine anche alla Chiesa cattolica in Algeria, “piccola ma molto significativa”. Il viaggio sulle orme di Sant’Agostino, per Leone, ha “un forte valore simbolico”, perché il vescovo di Ippona “è una figura che viene dal passato e ci parla di tradizione, ci parla della vita della Chiesa nei primi secoli del suo sviluppo”, ma, al contempo, rimane una “figura estremamente importante ancora oggi”: l’invito a “cercare Dio e la verità”, in particolare, è “un messaggio di cui abbiamo tanto bisogno nel mondo contemporaneo, un messaggio molto attuale per tutti noi, credenti in Gesù Cristo, ma anche per ogni persona”, e il popolo algerino, nella stragrande maggioranza musulmano, “onora e rispetta profondamente la memoria di Sant’Agostino come uno dei grandi figli della loro terra”. Per il papa “figlio di Sant’Agostino” è stata quindi “una grazia particolare” poter ritornare ad Annaba e “offrire alla Chiesa e al mondo” la visione del grande padre della Chiesa: “Quella della ricerca di Dio e dello sforzo di costruire la comunità, di cercare l’unità tra tutti i popoli e il rispetto reciproco nonostante le differenze”. Poi il riferimento alla “significativa” visita alla Grande Moschea, che ha mostrato come “sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e di vivere, possiamo comunque vivere insieme in pace”. “Promuovere questa immagine è qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che possiamo continuare a offrire insieme con la nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico”, ha concluso Leone XIV.