“In Cristo siamo liberi e non ci possono essere impedimenti che imprigionino la libertà che viene dalla forza del Vangelo”. Lo ha detto mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, vescovo di Cesena-Sarsina e già arcivescovo di Matera-Irsina, stasera nella cattedrale di Matera durante la concelebrazione eucaristica in occasione del 10° anniversario della ordinazione episcopale (Crotone, 2 aprile 2016) e dell’ingresso nella diocesi di Matera-Irsina (Matera, 16 aprile 2016). “Non c’è giorno durante il quale non siamo chiamati ad uscire dalle nostre prigioni: comodità, sistemazione, compromessi inaccettabili per difendere il proprio ruolo a danno degli altri, vizi e amori disordinati o malati, ricerca di felicità che diventa vendita della propria identità”, ha affermato il presule, osservando che “tutto questo spesso avviene in nome di una falsa concezione di libertà, tanto osannata, ma che diventa la forma più restrittiva di carcerazione”. Mons. Caiazzo ha spiegato: “Noi cristiani siamo chiamati ad essere, come i discepoli, testimoni del Risorto che, rotolato ogni masso che ci tiene prigionieri in un loculo di morte, ci fa uscire per riempirci della luce che ci avvolge”.
“Siamo – ha aggiunto – gli atleti di Gesù che, sull’esempio di Maria Maddalena, di Pietro e Giovanni, dei discepoli di Emmaus, corriamo per le strade della nostra terra di Lucania e del mondo intero, liberi per rendere liberi, felici per fare felici, condividendo la storia di ognuno, soprattutto le lacrime, i sospiri soffocati, i gemiti del dolore”.
Il presule ha evidenziato: “Lo sperimentiamo in questo momento storico così travagliato, che vede guerre aperte su più fronti quali espressione della legge del più forte, di chi ha costruito tutto sul potere, basato sull’ingiustizia, sulla sopraffazione, sull’annientamento della libertà dei popoli”. Si aggiunga “l’ostentato strapotere di uomini che si sentono padroni della storia, come il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, che, nel suo delirio di onnipotenza, si è permesso di giudicare l’operato di Papa Leone XIV”. E come il Papa “noi stasera gridiamo: non abbiamo paura, perché siamo forti e pieni della Parola, che ci rende liberi di mettere al centro della storia i poveri, i migranti respinti, i bambini indifesi, gli emarginati”.
Mons. Caiazzo ha concluso: “Il Vangelo dà fastidio, da sempre. Perché il Dio di Gesù Cristo rompe le catene, apre le porte delle prigioni del cuore, libera le menti offuscate dal male e le riveste dell’intelligenza e dell’amore capaci di recuperare fraternità, comunione, crescita comune, bene per tutti”.