Parlamento Ue: Kubilius (commissario alla Difesa), “Europa rafforzi la sua infrastruttura ibrida. Mai in competizione con la Nato”

(Photo European Parliament)

(Strasburgo) Il tema della difesa e della prontezza europea contro le minacce esterne – ibride o “tradizionali” – occupano un posto centrale nel Discorso sullo stato dell’Unione pronunciato oggi a Strasburgo. Commentando a caldo le parole di Ursula von der Leyen, il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, ritiene la proposta di avere il Canada come primo Paese associato all’Unione europea e membro del futuro Consiglio di sicurezza un’iniziativa “storicamente molto importante che apporterà grandi benefici a entrambe le parti”. Quanto alle materie di sua diretta competenza, Kubilius ribadisce l’urgenza di “integrare l’esperienza di difesa ucraina collaudata sul campo di battaglia”, mentre davanti alle nuove sfide il commissario sintetizza così: “Se affrontiamo una guerra ibrida, dobbiamo disporre di una difesa ibrida”. La tesi di fondo è che gli strumenti – tanto politici quanto industriali – esistono e “sono ben consolidati, ma dobbiamo inserirli in un unico manuale operativo”. Nel quadro fornito a un gruppo di media internazionali, tra cui il Sir, il commissario sottolinea l’impegno a perseguire quello che definisce “uno sviluppo evolutivo dell’architettura europea della difesa” partendo dalla spinta dei cinque progetti di difesa paneuropei finora approvati. Kubilius assicura che “l’Europa non è, non è mai stata e non sarà mai in competizione con la Nato”, ribadendo la necessità di combinare la “potenza militare” dell’Alleanza atlantica alla “potenza economica” dell’Unione europea. Rimangono, tuttavia, almeno due criticità. Da un lato il nodo finanziario: il nuovo bilancio Ue vale 2mila miliardi in sette anni, mentre la spesa militare comunitaria sfiora i 7mila in dieci anni. Dall’altro l’incapacità di rifornire nel dettaglio un partner strategico come l’Ucraina a causa di limiti strutturali delle imprese europee, aumentati dalla carenza di materiali cruciali come magneti e microchip per i quali “nonostante stiamo procedendo con rapidità, dipendiamo ancora dalla Cina”.

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