Parlamento Ue: i capigruppo dei partiti divisi sulle parole di Ursula von der Leyen

(Photo European Parliament)

(Strasburgo) Il Discorso sullo stato dell’Unione pronunciato da Ursula von der Leyen divide l’emiciclo di Strasburgo, tra chi rilancia e chi contesta una maggiore integrazione europea. Dai banchi della cosiddetta “maggioranza Ursula”, Manfred Weber (popolari) spinge l’agenda della Commissione sulla difesa: “Il trattato per un vero pilastro della difesa è chiuso in un cassetto dal 1952: rendiamolo realtà, con una promessa di pace duratura per l’Europa”. Per i liberali, Valérie Hayer (Renew) invoca una “radicalità pro-europea”, esortando l’Unione a “fare di più e più in fretta, con i pro-europei e senza gli estremi”. Un tema ricalcato con decisione anche da Iratxe García Pérez (socialdemocratici): “L’Europa del 21° secolo sarà possibile solo se le forze pro-europee lavoreranno insieme”, criticando l’ambivalenza della maggioranza parlamentare che ha espresso la guida dell’esecutivo. Terry Reintke (Verdi) esorta alla resilienza, sostenendo che “credere e agire come se fossimo impotenti significa arrendersi ai prepotenti del mondo”. Manon Aubry (The Left) rovescia invece le priorità economiche del discorso: “Il pieno di benzina supera già i 100 euro e milioni di persone devono scegliere tra mangiare, avere una casa e spostarsi”. Dall’ala destra dell’aula, Jordan Bardella (PfE) attacca il bilancio sociale di un’Europa “di chi lavora sempre di più e guadagna sempre di meno”, mentre René Aust (Esn) liquida l’intero bilancio di Von der Leyen: “Lo stato dell’Unione si riassume in due parole, perdita di controllo alle frontiere e declino economico”. Infine, Patryk Jaki (Ecr) contesta l’approccio digitale della Commissione: “Se volete fare qualcosa per i giovani, non censurate internet, ma garantite lavoro e sicurezza”, in riferimento al Kids Act previsto al voto giovedì mattina.

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