A quattro anni dall’inizio della rivolta “Donna Vita Libertà”, Amnesty International torna ad accusare le autorità iraniane di aver commesso crimini contro l’umanità durante la repressione delle proteste scoppiate nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini. In un rapporto di oltre mille pagine, l’organizzazione per i diritti umani ricostruisce la catena di comando che avrebbe guidato la risposta violenta dello Stato e individua 87 funzionari che, a suo avviso, dovrebbero essere sottoposti a indagini penali internazionali. Secondo Amnesty, le autorità iraniane avrebbero attuato una politica statale basata sull’uso della forza letale per soffocare il dissenso, commettendo omicidi, torture, sparizioni forzate, arresti arbitrari, stupri e persecuzioni per motivi politici, etnici e di genere. L’organizzazione sostiene che la repressione sia stata coordinata ai massimi livelli dell’apparato di sicurezza e che gli stessi responsabili continuino ancora oggi a occupare posizioni di potere. Il rapporto documenta l’uccisione di almeno 377 manifestanti e passanti, tra cui 56 minorenni, tra settembre e dicembre 2022. Amnesty afferma inoltre che le forze di sicurezza hanno utilizzato armi da guerra, fucili d’assalto e munizioni metalliche contro persone disarmate.

Proiettili usati per la repressione della rivolta Donna Vita Libertà del 2022 dalle forze armate iraniane. Mahabad, provincia dell’Azerbaigian (foto: Amnesty International)
Particolarmente colpite sarebbero state le minoranze curda e beluci, che rappresentano il 62% delle vittime documentate. Per l’organizzazione, la repressione contro questi gruppi configura anche il crimine contro l’umanità di persecuzione. “La prove raccolte non lasciano dubbi sul fatto che le autorità iraniane abbiano commesso crimini contro l’umanità”, ha dichiarato la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, denunciando un sistema di impunità radicato nelle istituzioni politiche e giudiziarie del Paese. L’organizzazione chiede ora all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di istituire un meccanismo internazionale di giustizia penale per l’Iran e sollecita gli Stati a perseguire i responsabili attraverso la giurisdizione universale. Amnesty richiama inoltre l’attenzione sui massacri di manifestanti avvenuti nel gennaio 2026 e sul rischio di nuove violenze. La pubblicazione del rapporto avviene mentre proseguono le tensioni seguite agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Amnesty ribadisce la richiesta di un cessate il fuoco duraturo e di indagini indipendenti sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e della Carta delle Nazioni Unite, sottolineando che la tutela della popolazione civile e l’accertamento delle responsabilità devono riguardare tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Vittime della repressione delle autorità iraniane della protesta Donna Vita Libertà del 2022 (foto: Amnesty International)