Dialogo interreligioso: no a “persecuzioni dei cristiani da parte di gruppi religiosi estremisti”, “costruire convivenza pacifica”

“Ogni persecuzione per ragioni religiose è sempre una violazione della dignità umana, rispetto alla quale urge trovare una risposta comune che, nello spirito di Nostra aetate, promuova in tutti e verso di tutti rispetto, dialogo e convivenza pacifica”. A ribadirlo è la Nota del Dicastero per la dottrina della fede, del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani e del Dicastero per il dialogo interreligioso “Un cammino di speranza. Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate”, in cui si stigmatizzano “le persecuzioni che soffrono i cristiani, in varie parti del mondo, da parte di gruppi religiosi estremisti” e si afferma che “di fronte alle sfide contemporanee, la Chiesa è chiamata a rinnovare e intensificare la sua pedagogia del dialogo”, attraverso “una formazione approfondita nei seminari, negli istituti teologici e nei percorsi pastorali”. “Valorizzare le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima linea”, l’altra indicazione: “Sono loro che, sul territorio, sviluppano le forme più creative e coraggiose di incontro: commissioni di dialogo, progetti comuni, azioni educative o umanitarie, celebrazioni condivise. Raccogliendo, condividendo e mettendo in rete queste esperienze, la Chiesa universale può non solo arricchirsi, ma anche individuare e orientare nuovi percorsi pastorali”. “Le tensioni identitarie, le chiusure delle comunità, le ideologie fondamentalistiche, i conflitti a connotazione religiosa, la manipolazione politica del fatto religioso, ma anche l’indifferenza crescente in molti Paesi verso ogni forma di spiritualità, obbligano a rinnovare le modalità del dialogo in un mondo in rapida trasformazione”, l’indicazione di rotta: “non si tratta di fondare una grande religione mondiale in cui tutte le credenze vengano appiattite”, ma di “costruire una società fraterna capace di accettare le differenze”. “Dialogare non consiste solo nell’esporre le proprie dottrine o nel confrontare le proprie visioni del mondo”, si precisa nel testo: “oggi, di fronte a chi fomenta divisioni e prepara conflitti, i credenti delle diverse tradizioni, e in primis i loro capi, consapevoli delle loro differenze irriducibili, sono chiamati a cercare, con lucidità e speranza, le condizioni di una convivenza pacifica. È il momento di promuovere una nuova etica del dialogo: una cultura della complessità, della flessibilità e dell’amicizia”.

 

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