Inizia oggi in Commissione Affari Esteri della Camera l’esame della proposta di legge che punta a vietare in Italia l’importazione e la pubblicizzazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. Il testo, presentato dai leader di Avs, M5S e Pd Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein, nasce dall’iniziativa di oltre venti organizzazioni della società civile che hanno promosso la campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”. L’obiettivo è portare anche l’Italia ad adottare misure analoghe a quelle sostenute in altri Paesi europei, contrastando il sostegno economico agli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Secondo le associazioni promotrici, si tratta di un passo necessario per dare seguito agli obblighi richiamati dal diritto internazionale e dalla Corte internazionale di giustizia. Le organizzazioni denunciano il crescente impatto dell’occupazione sulla popolazione palestinese, segnato dall’aumento degli attacchi dei coloni, dagli espropri di terre, dalle demolizioni e dagli sfollamenti forzati. Una situazione che, affermano, produce anche pesanti conseguenze economiche, con perdite per miliardi di euro ogni anno, la riduzione dei mezzi di sussistenza e una crescente frammentazione del territorio palestinese. Le organizzazioni ricordano che nel 2024 le importazioni italiane di beni e servizi da Israele hanno raggiunto circa un miliardo di euro. Una recente indagine citata dai promotori stima inoltre che il 17,2% delle spedizioni agricole israeliane dirette sul mercato europeo provenga dagli insediamenti. La proposta prevede il divieto di importazione e promozione di beni e servizi prodotti, anche solo in parte, negli insediamenti israeliani situati nei Territori palestinesi occupati. Stabilisce inoltre che siano gli esportatori a dimostrare la provenienza dei prodotti, prevedendo il sequestro e la confisca delle merci in caso di dichiarazioni false. “Lo scopo della legge non è solamente colpire i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele”, sottolineano le organizzazioni aderenti alla campagna, tra cui Acli, Amnesty International Italia, Arci, Cnca, Libera, Oxfam Italia, Pax Christi e Rete Italiana Pace e Disarmo.