Cisgiordania: Nrc, violenza dei coloni, oltre 6.200 palestinesi sfollati dal 2023. Peggiorano condizioni di vita e prospettive

(Foto Pieter Stockmans/Nrc)

La violenza dei coloni israeliani resta il principale fattore che spinge le famiglie palestinesi ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania, alimentando una crisi umanitaria sempre più prolungata. È quanto emerge da un rapporto del West Bank Protection Consortium (Wbpc), guidato dal Norwegian Refugee Council (Nrc), secondo cui lo sfollamento non è un evento isolato ma una condizione che tende a ripetersi e a peggiorare nel tempo. Dal gennaio 2023, oltre 6.200 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni, più di un terzo dei quali nella prima metà del 2026. Il report analizza in particolare 233 famiglie sfollate nell’Area C, che rappresenta il 62% della Cisgiordania ed è sotto pieno controllo israeliano. I dati mostrano un netto deterioramento delle condizioni di vita: l’86% degli sfollati riferisce di vivere oggi peggio rispetto alle comunità di origine, spesso in rifugi temporanei o di emergenza, fisicamente insicuri e privi di tutele legali. Il 49% delle famiglie teme inoltre di dover affrontare un nuovo trasferimento forzato entro i prossimi sei mesi, a causa di minacce, violenze o ordini di demolizione. Lo sfollamento, si legge nel report, incide profondamente anche sulla capacità di sopravvivenza economica: il 68% delle famiglie ha perso i mezzi di sostentamento, principalmente per l’impossibilità di accedere a terreni agricoli, pascoli e risorse per l’allevamento. Di conseguenza, il 74% degli intervistati dichiara che il reddito attuale non è sufficiente a coprire i bisogni essenziali. La prospettiva di ritorno appare estremamente limitata: solo il 6% delle famiglie ritiene di poter rientrare nella propria comunità entro un anno. A impedire il rientro sono soprattutto la persistente violenza dei coloni, la confisca delle terre e le restrizioni all’accesso.
Il rapporto richiama il diritto internazionale, secondo cui le popolazioni sfollate dovrebbero poter tornare nelle proprie terre, denunciando il trasferimento forzato come una delle più gravi violazioni del diritto umanitario. Il Wbpc – guidato dal Nrc e sostenuto, tra gli altri, dall’Ue e da diversi Paesi donatori, tra cui anche l’Italia – fornisce assistenza materiale e legale alle comunità palestinesi per prevenire lo sfollamento. Tuttavia, gli aiuti disponibili risultano insufficienti rispetto a bisogni crescenti. “Lo sfollamento forzato è in aumento e rischia di diventare una realtà permanente”, avverte il report, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga con misure concrete. Senza un’azione efficace, sempre più “comunità saranno sradicate e per chi è già stato costretto a fuggire la possibilità di tornare rischia di allontanarsi definitivamente”.

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