Diocesi: mons. Maniago (Catanzaro) ha ordinato due nuovi sacerdoti. “Chiamati a essere costruttori di comunione”

Foto Diocesi Catanzaro-Squillace

Una Chiesa in festa ha accolto il dono di due nuovi sacerdoti per la diocesi di Catanzaro-Squillace. Nella Basilica Santuario “Madonna di Porto” di Gimigliano, l’arcivescovo mons. Claudio Maniago ha conferito l’ordinazione presbiterale ai diaconi Andrea Arcuri e Giuseppe Pio Merante, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Nel corso dell’omelia, il presule ha richiamato il primato della chiamata di Dio: “L’iniziativa è sempre di Dio che chiama, che prende con sé, che sceglie. Voi siete stati chiamati da Dio, da Lui presi, afferrati dalle sue mani”. Per questo ha invitato i due novelli sacerdoti a custodire sempre la memoria della propria vocazione: “Sarà salutare tornare spiritualmente alle origini del vostro cammino, per rinnovare ogni giorno il primo ‘sì’ e non dimenticare mai chi vi ha voluti con sé”.
Mons. Maniago ha quindi delineato il profilo del presbitero come uomo anzitutto discepolo, chiamato a vivere una relazione profonda con Cristo attraverso l’ascolto della Parola. “La parola del sacerdote – ha detto – è sempre una parola ‘seconda’, che viene dopo quella di Dio: prima di essere annunciata deve abitare l’anima del ministro, essere meditata nella preghiera e condivisa con i fratelli”. L’arcivescovo ha poi ricordato come il ministero sacerdotale si inserisca nelle sfide dell’attuale ‘cambiamento d’epoca’, invitando i nuovi presbiteri a non lasciarsi paralizzare dalle difficoltà, ma a leggere con speranza i segni dei tempi. Citando papa Leone, ha esortato a non temere di “sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo, siamo chiamati a essere costruttori di comunione, non architetti di Babele”. Rivolgendosi infine ai due ordinandi e all’intero presbiterio, mons. Maniago ha consegnato un mandato di speranza con l’invito a “camminare insieme in questo cambiamento d’epoca. Non guardiamo smarriti verso il cielo, ma, nella compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo, apriamoci a cogliere i segni della presenza del Vivente nella storia”.

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