“Contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi”. È questa la missione della Chiesa, per affrontare le “cose nuove che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana”. “Davanti a noi – ha detto il Papa nel suo primo discorso a Malabo, rivolto alle autorità – si stagliano questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana”. “L’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale”, ha affermato il Pontefice paragonando i nostri tempi a quelli in cui Papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum: “Il divario tra una piccola minoranza – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”. Nasce da qui il “paradosso” per cui “la mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri”.