Il nostro mondo “è segnato dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici e faziosi”. Lo ha detto padre Roberto Pasolini, citando le parole pronunciate da Leone XIV in occasione del suo incontro con gli operatori della comunicazione, pochi giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro. “Un mondo simile non ha niente di divino: è l’antitesi della creazione”, ha spiegato il religioso nella seconda meditazione di Avvento, pronunciata in Aula Paolo VI alla presenza del Papa: “Dio crea separando, distinguendo, differenziando”. Secondo Pasolini, “la differenza è la grammatica della vita”: “quando l’umanità sceglie l’uniformità sta invertendo lo slancio creatore. La confusione delle lingue non è un gesto di distruzione, ma di protezione: Dio non divide per regnare, ma differenzia per consentire alla vita di svilupparsi nuovamente. Restituisce all’umanità il bene più prezioso: la possibilità di non essere tutti uguali. Impedisce che un’unica voce si imponga come un assoluto. La dispersione diventa una cura, interrompe un processo di morte, arresta il sogno di un’unità ottenuta al prezzo della libertà e restituisce dignità alle singolarità. È una terapia che riapre i canali della vita”. Il racconto speculare alla Torre di Babele è quello di Pentecoste, dove “non viene abolita la pluralità linguistica, né lo Spirito Santo impone un’unica lingua universale. La diversità rimane, ma non divide più. Non c’è uniformità eppure c’è comunione, non c’è una voce unica eppure tutti ascoltano la Buona Notizia. Pentecoste sarà la risposta di Dio all’angoscia di Babele: non eliminare le differenze per creare unità, ma trasformarle nel tessuto di una comunione più ampia”.