Avvento: p. Pasolini, “l’unità non si costruisce eliminando le differenze”, “gli algoritmi creano bolle”, no a “pensiero unico”

“Ogni volta che l’unità si costruisce eliminando le differenze il risultato non è la comunione, è la morte”. Lo ha detto padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa pontificia, nella seconda meditazione di Avvento per la Curia romana, svoltasi in Aula Paolo VI alla presenza del Papa. “Nell’era dei social media il rischio dell’omologazione assume forme nuove e più sottili”, ha spiegato il religioso attualizzando l’episodio biblico della Torre di Babele: “gli algoritmi, che selezionano ciò che vediamo creando bolle informative in cui ognuno incontra solo chi la pensa come lui, intelligenze artificiali che standardizzano linguaggi e pensieri riducendo la mentalità umana a schemi prevedibili, piattaforme che premiano il consenso rapido e penalizzano il dissenso riflessivo”. Secondo Pasolini, questa è “una tentazione che non risparmia nemmeno la Chiesa”: “Quante volte – ha esclamato – nel corso della storia abbiamo confuso l’unità della fede con l’uniformità di espressioni, sensibilità, pratiche: quante volte abbiamo desiderato il consenso immediato, senza restare nella fatica di un ritmo più lento per arrivare a una vera comunione, dove non si temono i confronti e non si cancellano le sfumature”. Il “progetto apparente buono” della Torre di Babele, ha spiegato infatti il cappuccino, “nasconde una logica mortale: l’unità cercata non attraverso la composizione delle differenze, ma mediante l’uniformità”: “È il sogno di un mondo dove nessuno è diverso, tutto è prevedibile”. Perfino i materiali scelti per la Torre lo dimostrano: “I costruttori utilizzano mattoni al posto delle pietre: le pietre conservano la propria irregolarità, i mattoni invece sono identici, standardizzati, perfettamente sovrapponibili, simbolo di una società che teme la fatica della libertà e preferisce la sicurezza della somiglianza. Il risultato è un’apparente unanimità: ma è una coesione solo di facciata, ottenuta al prezzo dell’eliminazione delle voci individuali”. “La storia conosce questa deriva”, ha commentato Pasolini: “il Novecento ci ha dato l’esempio con i totalitarismi capaci di imporre il pensiero unico, mettendo a tacere il dissenso e perseguitando chi osa pensare diversamente”.

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