Maternità in Italia: Save the children, Bolzano migliore provincia “mother friendly”, fanalino di coda la Basilicata. Lazio e Lombardia migliorano

Come lo scorso anno ai primi posti tra i migliori territori “mother friendly” c’è la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana mentre la Basilicata è fanalino di coda. È quanto emerge dalla nona edizione del rapporto di Save the children “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2024” diffuso oggi.  La Toscana guadagna una posizione (109,239) e si attesta al terzo posto. Sebbene rispetto all’anno precedente, la situazione italiana sia migliorata sia da un punto di vista assoluto, che da un punto di vista di gap territoriale, le regioni del Mezzogiorno continuano a posizionarsi tutte al di sotto del valore di riferimento italiano, con alcune particolarmente lontane dalla quota 100. Calabria (92,671), Puglia (92,085), Sicilia (91,050), Campania (89,474) e Basilicata (87,441) occupano gli ultimi posti dell’Indice generale senza quasi stravolgimenti rispetto alla scorsa edizione, con uno scambio di posizioni tra la Puglia (18°) che perde una posizione e la Calabria (17°) che la guadagna. Relegate in fondo all’Indice, queste regioni più di altre, scontano i mancati investimenti sul territorio che si traducono in una carenza strutturale di servizi e lavoro. Tra le Regioni che più sono migliorate rispetto all’anno precedente, il Lazio che passa dal 13° all’8° posto guadagnando 5 posizioni e la Lombardia che dall’8° si attesta al 4°. Le Marche (102,488), il Piemonte (100,979), l’Abruzzo (100,504) e la Liguria (100,321), occupano i primi posti nell’area Lavoro. Regioni dove, per le madri il mondo del lavoro, appunto, è più accessibile e dove il numero di dimissioni o quello delle riduzioni di orario di lavoro non volontarie dopo la nascita di uno o più figli sono più bassi. Di contro, la Puglia (84,667), la Provincia autonoma di Trento (84,356), la Sicilia (81,567) e la Campania (81,535) sono quelle meno virtuose, occupando rispettivamente dalla diciottesima all’ultima posizione. Quest’anno, l’Indice di questa area risulta quello con i cambiamenti più significativi rispetto alla scorsa edizione. A cominciare dall’Emilia-Romagna (97,276) che rispetto all’anno passato perde ben 9 posizioni passando dal 1° al 10° posto, Un calo che sembra essere dovuto prevalentemente all’aumento nella quota di donne impiegate in lavori a termine da almeno 5 anni (aumentata dal 13,7% del 2022 al 18,6% del 2023) e alla crescita nel tasso di dimissioni per le madri con figli nella fascia 0-3 anni (da 3,93 ogni 1.000 donne occupate nel 2021 a 5,86 nel 2022).

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