Alluvione: mons. Toso (Faenza), “sono emersi tanti segni di speranza”. “In Romagna l’uomo ha tradito la Natura e se stesso”

“Sono emersi tanti segni di speranza. Mi ha colpito l’umiltà della vita della gente che sostiene il mondo e la Chiesa con il lavoro, l’impegno e un amore concretissimo, quello della cura dei più fragili che non si è interrotta e, anzi, si è realizzata con maggiore eroicità. Colpisce l’importanza del rapporto con il Creato, la sofferenza e la dignità degli anziani che hanno perso tutto, la fatica non del tutto codificata dei bambini che, ad esempio, con il temporale, piangono. Non sono mancate lacrime di commozione nei volti della gente, non solo per quanto hanno persone ma anche per l’aiuto ricevuto dalle associazioni, dai movimenti e dalle parrocchie”. Lo ha detto, ieri, il vescovo di Faenza-Modigliana, mons. Mario Toso, intervenendo a un incontro promosso dal settimanale Corriere Cesenate, nelle sue tre edizioni, in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni sociali della Ceer, l’Ucsi e la Fisc regionale nell’aula magna del Seminario di Faenza, che aveva per titolo “Oltre il fango, la comunità”.
L’alluvione ha mostrato anche questo, oltre alle tante fragilità del nostro territorio: la forza e la bellezza della comunità. Ci ha detto, ha proseguito mons. Toso, che “le grandi sfide e ideali non sono lontane dal cuore dei giovani, ma vanno stimolati. Va detto loro che non possono essere eroi o angeli del fango solo un giorno ma tutta la vita”.
Questo è un tempo di grandi sfide: la pandemia, la guerra, la siccità, la sfida climatica. “Non bastano le conoscenze e le scienze, è necessaria anche l’etica – ha concluso il presule -. In Romagna l’uomo ha tradito la Natura ma soprattutto ha tradito se stesso. Dobbiamo ripartire da qui, da queste riflessioni, se non vogliamo ripetere gli stessi errori”.

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