Natale: mons. Redaelli (Gorizia), “preghiamo e lavoriamo per la pace, dono di Dio ma anche compito affidato a noi”

“Dobbiamo pregare in questo Natale con ancora più intensità per chiedere il dono della pace”. Lo scrive mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, nel suo messaggio per il Natale. Nel nome di Dio, esorta il presule, “anche quest’anno, anzi ancora di più quest’anno, lavoriamo per la pace: un dono da parte di Dio, certo, ma anche un compito affidato a noi, alla nostra responsabilità, al nostro impegno pieno di speranza”.
“Si può fare molto per la pace, soprattutto quando – e per grazia di Dio è la nostra attuale situazione – non si è in guerra – spiega –. In guerra si può fare poco per la pace, se non cercare al più presto un cessate il fuoco. Prima della guerra e per scongiurare la guerra ci sono molte possibilità di agire”. “Cercare anzitutto la giustizia, promuovere il rispetto dei diritti di tutti anche dei più deboli, lavorare a favore del bene comune, accogliere le persone, evitare i pregiudizi, controllare le emozioni negative, essere attenti nell’uso distorto dei social, vivere una vera solidarietà verso i poveri, educare i ragazzi e i giovani al bene e al servizio degli altri, assumersi con coraggio le proprie responsabilità, fare bene il proprio lavoro, partecipare alla vita democratica”, l’indicazione del presule. Ma anche dopo la guerra si può fare molto “per sanare e non riaprire ferite, per avviare cammini autentici e pazienti di riconciliazione, per comprendere le ragioni e anche le memorie dell’altro, per trasformare un confine in un ponte, per lavorare insieme di qua e di là del vecchio confine”. Il lavoro per la pace “non può avere interruzione, perché, purtroppo, chi lavora per la guerra non si stanca mai”. Se per la guerra “non mancano soldi”, per la pace “le risorse sono sempre poche, a volte sembra ci sia solo la preghiera (intesa come l’ultima risorsa, sottintendendo che è anche inutile…), ma non ci si deve arrendere. Il Bambino che nasce a Betlemme è la gloria di Dio, anzi è Dio stesso che scende sulla terra, per abbattere i muri che ci dividono, per riconciliarci tra noi e con Dio, per renderci – conclude Redaelli – tutti fratelli e quindi autentico riflesso della gloria di Dio”.

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