Minori stranieri non accompagnati: Unicef-Unhcr-Cir, in 2 anni formati oltre 3mila tutori volontari. “Promuovere il modello peer-to-peer”

Tre anni fa, grazie alll’approvazione della legge 47/2017 – cosiddetta legge Zampa – veniva istituita la figura del tutore volontario, come rappresentante legale e portavoce degli interessi dei minori stranieri non accompagnati (Msan) in Italia. Unicef, Unhcr e Consiglio italiano per i rifugiati-Cir sono stati fin da subito impegnati nel sostegno al nuovo sistema in collaborazione con le autorità locali e l’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Tra il 2017 e la fine del 2019 sono stati oltre 3.000 i tutori formati, 450 solo in Sicilia che fino all’anno scorso ospitava circa il 40% dei minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro Paese. Sono stati sperimentati gruppi di supporto tra pari (peer to peer) che hanno coinvolto circa 18 tutori tra Palermo e Catania. La sperimentazione, si legge in un comunicato, “ha evidenziato come il supporto tra pari possa essere efficace e sostenibile nel caso dei tutori volontari” e oggi “l’attività sta andato avanti anche a distanza”. L’Unicef  “investe nella figura del tutore volontario come ulteriore garanzia per la protezione del minore”, dichiara Anna Riatti, coordinatrice Unicef del programma per bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia. Di supporto “fondamentale per garantire il benessere dei minori stranieri non accompagnati” parla Roland Schilling, rappresentante Unhcr per l’Italia, Santa Sede e San Marino.
A tre anni dall’entrata in vigore della legge Zampa, Unicef, Unhcr e Cir chiedono alle autorità nazionali responsabili del sistema di protezione dei minori di “precisare chiaramente, in fase di adozione dei decreti attuativi della legge 47/2017, le metodologie per la valutazione del superiore interesse del minore, specificando il ruolo del tutore volontario; favorire il coinvolgimento della figura da parte degli altri attori coinvolti nel sistema di tutela dei minori; promuovere una riforma legislativa che identifichi in modo chiaro quale sia l’istituzione che deve garantire il supporto ai tutori volontari nell’esercizio delle sue funzioni, anche attraverso l’investimento di adeguate risorse finanziarie”. Si chiede inoltre al garante dell’infanzia di “promuovere il modello di supporto peer-to-peer a livello nazionale”, anche attraverso le unità operative presenti all’interno del progetto Fami “Monitoraggio della tutela volontaria per Msna”, di “farsi portavoce delle istanze presentate dai tutori e di promuovere la condivisione e disseminazione delle buone prassi”. Infine agli attori del sistema di tutela dei minori a livello locale le organizzazioni chiedono di “promuovere l’implementazione del modello in altri contesti territoriali; complementare i servizi di supporto già esistenti con percorsi di supporto peer-to-peer; promuovere una legislazione ed una raccolta dati che tenda conto della fase di transizione all’età adulta”.

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